• Una corsa globale: Cina avanti sull’energia, USA scossi dall’indebolimento

    martedì 10 marzo 2026

    Un rapporto di J.P. Morgan sull’energia e la geopolitica mostra che l’intervento degli Stati Uniti in Iran va letto anche come una mossa per ostacolare indirettamente la Cina, non solo come questione regionale.

    La Cina compra l’80% del petrolio iraniano e ha un partenariato con Teheran da circa 400 miliardi di dollari. Colpire l’Iran può colpire una rete energetica utile a Pechino. Ma il quadro va oltre: la Cina sta costruendo un vantaggio sistemico, non solo producendo più pannelli o batterie, ma controllando le filiere pulite, accelerando l’elettrificazione e rafforzando la manifattura anche fuori dai propri confini. Gli Usa si affidano soprattutto al fossile, rischiando di restare indietro nelle catene tecnologiche decisive per la transizione.”

    Il report evidenzia anche la dinamica Iran–Hormuz: circa il 20% del consumo petrolifero globale passa per quello stretto. Le riserve strategiche statunitensi sono a minimi storici proprio mentre cresce la tensione geopolitica.

    Due strategie opposte guidano la competizione: la Cina combina carbone, nucleare, rinnovabili, reti e produzione; gli Stati Uniti puntano sull’indipendenza energetica tramite gas e petrolio, rallentando la transizione. Per consumi finali, la Cina ha ancora una quota elevata di carbone (circa 54%), con rinnovabili al 13%; negli Usa il carbone è attorno all’8%, il gas al 47% e il petrolio al 30%.

    La Cina usa il carbone come base di sicurezza contro la volatilità esterna, mentre investe massicciamente nelle tecnologie verdi. Conta oltre l’80% della capacità manifatturiera mondiale di wafer e celle fotovoltaiche, il 75% dei moduli solari, quasi tutto dei wafer, oltre il 90% dei magneti permanenti e circa l’80% delle batterie. Nei minerali critici controlla quote predominanti, rendendo la raffinazione e i componenti finiti il vero collo di bottiglia.

    L’elettrificazione dei consumi finali è una chiave: in Cina è al 39% contro il 23% degli Stati Uniti. Il costo dell’elettricità negli Usa resta una barriera rilevante in molti stati, rallentando la sostituzione diretta dei fossili. L’elettrificazione, però, stimola domanda interna, scala produttiva e vantaggi competitivi in settori ad alto valore come auto elettriche, batterie e pompe di calore.

    Sul nucleare la Cina avanza: decine di reattori in costruzione e tempi di completamento più rapidi rispetto all’Occidente, con costi inferiori. Il piano include progetti pioneristici e investimenti in fusione e batterie avanzate. Il contesto è favorito da finanziamenti pubblici a basso costo e adozioni rapide, contrastati da maggiore incertezza regolatoria e costi higher negli Usa.

    Secondo il rapporto, l’errore strategico degli Usa è rimanere troppo legati al fossile e non rafforzare le infrastrutture energetiche di base: tagli ai sussidi per rinnovabili e tariffe su componenti di rete, accompagnati da incentivi per il technology, invece di una vera spinta energetica. Se l’America rallenta clima ed energia e la Cina consolida filiere e domanda interna, il vantaggio si sposta ulteriormente a Pechino. In sintesi, non basta guardare a chi estrae più petrolio: chi controlla materiali, tecnologie e produzione ha il potere reale nel lungo periodo.