• Un percorso di uscita dai sussidi ai fossili nell’Unione Europea

    venerdì 18 settembre 2026

    La Commissione europea annuncerà entro la fine del 2026 una proposta per rivedere la Governance dell’energia e dell’azione per il clima, includendo il phase-out dei sussidi alle fonti fossili. Finora otto Stati membri, Italia compresa, hanno espresso l’intenzione o predisposto piani per eliminarli totalmente, ma mancano date definitive e misure concrete.

    Nel 2024 i sussidi totali all’energia sono stati 340 miliardi di euro; i sussidi ai fossili ammontavano a 97 miliardi, di cui 50 miliardi senza data di uscita. Sono previsti 38 miliardi con uscita nel 2025 e 8 miliardi tra il 2026 e il 2030; gli altri 50 miliardi non avevano una scadenza o la data prevista era oltre il 2030.

    I dati mostrano una riduzione significativa: i sussidi ai fossili sono diminuiti del 20% nell’anno e del 42% rispetto al 2022, soprattutto grazie all’uscita da misure temporanee legate al caro energia, ma restano oltre la media pre-crisi di oltre il 60%. In particolare i supporti al carbone sono scesi del 37%, al gas del 23% e al petrolio del 10%.

    Secondo i piani nazionali esaminati da Bruxelles, 38 miliardi di sussidi fossili hanno una data di uscita nel 2025 e altri 8 miliardi tra 2026 e 2030; i restanti 50 miliardi non hanno scadenza o escono dopo il 2030.

    Tra i Paesi che hanno espresso l’intenzione di procedere al phase-out ci sono Belgio, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Portogallo. Bruxelles osserva però che mancano date finali, politiche chiare e misure operative concrete.

    Nell’Italia, il Pniec evidenzia impegno al phase-out ma manca una roadmap definita; il Piano nazionale presenta invece una milestone nel PNRR relativa alle misure ambientalmente dannose, non equivalente al phase-out totale.

    In termini di ripartizione, nel 2024 la domanda energetica ha ricevuto 163 miliardi (48% del totale), la produzione 92 miliardi e l’efficienza 50 miliardi. Gli strumenti si distribuiscono tra redditi/prezzi (41,5%), trasferimenti diretti (26,9%) e agevolazioni fiscali (26%). Quasi la metà degli aiuti (48%) non è legata a una fonte specifica.

    Per quanto riguarda i destinatari, il settore energetico ha ricevuto 114 miliardi, le famiglie 64 miliardi e l’industria 40 miliardi; altri 88 miliardi riguardano misure trasversali o non mirate a un settore specifico.

    Le energie rinnovabili hanno ricevuto 76 miliardi nel 2024 (+39%), con il solare circa 30 miliardi, bioenergie 15 eolico 9. Anche l’idrogeno è in forte crescita: 13,5 miliardi. Le spese ambientalmente dannose si attestano a 110 miliardi, di cui 89 miliardi destinati a fonti fossili.