Tre anni di rinvio alle norme sul metano: cosa cambia per importatori europei
lunedì 26 ottobre 2026
Il Parlamento europeo propone di rinviare di tre anni l’attuazione di alcune disposizioni sul metano previste dal regolamento UE 2024/1787: monitoraggio, rendicontazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone. La decisione è stata adottata il 22 ottobre con 341 voti favorevoli, 225 contrari e 6 astensioni, raccogliendo sostegni trasversali tra il Partito popolare europeo, parte dei liberali di Renew, Conservatori e Riformisti e una parte dell’estrema destra.
L’obiettivo è spostare l’entrata in vigore delle norme dall’inizio del 2027 al 31 maggio 2031, includendo una transizione per i contratti firmati o rinnovati dopo il 4 agosto 2024.
Secondo la proposta, entro questa scadenza gli importatori dovrebbero dimostrare che i contratti riguardano soltanto combustibili soggetti a misure equivalenti di monitoraggio, rendicontazione e verifica. La stessa data vale per la rendicontazione sugli adeguamenti dei contratti esistenti. Inoltre, i dati sull’intensità di metano dei combustibili immessi nell’UE dovrebbero essere presentati entro il 5 agosto 2031, invece che nel 2029.
L’estensione non si applica alle importazioni da paesi sanzionati; per evitare elusioni, i volumi devono essere dichiarati separatamente, anche se parte di carichi misti.
Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare entro il 1° luglio 2029 una relazione sull’attuazione: regimi sanzionatori nazionali, accreditamento dei verificatori, riconoscimento delle soluzioni di conformità, avanzamenti metodologici e limiti di intensità di metano.
L’assemblea è pronta ad avviare i negoziati con il Consiglio sulla versione finale della norma.
Il regolamento, in vigore dall’4 agosto 2024, fissa norme per misurare, comunicare e verificare le emissioni di metano, individuare e riparare le perdite e limitare flaring e venting.
Le prime reazioni sottolineano i rischi del rinvio: Giulia Signorelli di ECCO avverte che ritardare la riduzione delle emissioni minaccerebbe la sicurezza energetica e creerebbe incertezza per imprese e investitori. Jutta Paulus dei Verdi lo definisce uno scandalo, ricordando che una piena attuazione rafforzerebbe la sicurezza e ridurrebbe le emissioni, accusando l’esecutivo e il Parlamento di cedere alle lobby fossili.