Transizione 5.0 e fotovoltaico nel 2026: nuove regole e riduzione degli incentivi
martedì 31 marzo 2026
Con il decreto-legge 38/2026 il Governo interviene su Transizione 5.0 senza stravolgerne l’impianto, ma riduce notevolmente il beneficio per il 2026 per alcune imprese e le risorse disponibili.
Il credito d’imposta è ora pari al 35% di quanto richiesto dalle aziende che avevano già presentato le comunicazioni e ottenuto la validazione tecnica del GSE, con un plafond di 537 milioni di euro; la base di calcolo è limitata ai beni 4.0 (allegati A e B della legge 232/2016) e alle spese di certificazione; la componente energetica non rientra nel ricalcolo per il 2026.
Il GSE comunicherà entro il 30 aprile 2026 l’importo effettivamente utilizzabile, che potrà essere impiegato solo in compensazione F24 entro il 31 dicembre 2026, senza i limiti ordinari di compensazione.
L’iperammortamento potrà ora essere applicato anche a beni prodotti fuori dall’UE a partire dal 1° gennaio 2026; ciò non cambia i requisiti tecnici per i moduli fotovoltaici, che restano soggetti al registro ENEA.
L’effetto combinato tra la riduzione al 35% e il restringimento della base di calcolo riduce significativamente il beneficio reale, che spesso si attesta intorno al 10-15% dell’investimento; gli impianti FV e l’accumulo non contribuiscono più al credito 2026, pur restando parte dei progetti di efficientamento energetico.
I requisiti per i moduli FV non cambiano: è confermata l’iscrizione al registro ENEA che certifica tecnici e provenienza, e resta il sistema di maggiorazioni della base di calcolo per le categorie del registro.
Il provvedimento genera dubbi interpretativi e richieste di correzioni; le associazioni chiedono un tavolo con il governo per chiarire il perimetro degli investimenti ammessi e ripristinare fiducia e certezze nel sistema.