• Strategia domestica: la casa come accumulo termico con pompe di calore e fotovoltaico

    mercoledì 7 gennaio 2026

    L'idea è usare una pompa di calore abbinata a un impianto fotovoltaico per massimizzare l'autoconsumo, trasformando la casa in un accumulo termico. Per funzionare bene servono isolamento ottimale, un impianto FV sufficiente e una pompa di calore ad alta efficienza (COP fino a 5).

    Anche senza batteria è possibile ottenere buoni risultati programmando la pdc nei momenti di massima produzione solare. Secondo Rivolta, conviene farla partire quando la produzione è alta, in inverno tra le 10 e le 15, e usare la casa come serbatoio termico, mantenendo una temperatura interna di circa 22°C durante la fascia FV per alzare i livelli di calore al mattino successivo.

    In un esperimento reale la pdc aria‑aria è entrata in funzione al sopraggiungere della produzione FV; poi la produzione è cresciuta e i prelievi dalla rete si sono azzerati, con parte dell’energia immessa in rete. Il risultato è che la casa è diventata più calda e l’energia FV ha compensato i consumi nella maggior parte dei giorni, anche se la frequenza di tali casi varia.

    Per beneficiare della combinazione pdc+FV servono una pdc efficiente, FV di almeno 6 kWp e impostazioni SG‑Ready che orientino l’uso quando la rete è stimolata o sovraccarica, massimizzando l’energia rinnovabile autoprodotta.

    Un modo efficace è utilizzare il surplus di FV per riscaldare l’acqua sanitaria (55–60°C) prima di ricondizionare la casa. Conservare calore nell’acqua è spesso più efficace che farlo solo nei muri e può essere favorito da serbatoi adeguati, se l’impianto lo consente.

    In definitiva, usare l’energia FV per alimentare la pompa di calore è preferibile a lungo termine, poiché riscaldamento e acqua sanitaria rappresentano circa il 70% dei consumi. Immettere l’eccedenza in rete è meno conveniente: è meglio valorizzare l’autoconsumo.