Spalma-incentivi obbligatorio sul fotovoltaico: cosa potrebbe cambiare nel Dl Energia-Bollette
mercoledì 14 gennaio 2026
Continua il rinvio del Dl Energia-Bollette: la sua approvazione in Consiglio dei ministri resta incerta e Giorgia Meloni indica che nelle prossime settimane arriverà una definizione, ma non c’è ancora una data.
Il nodo cruciale riguarda le coperture finanziarie, in particolare gli oneri generali di sistema sulle bollette. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto che si sta lavorando con il Mef e che non dovrebbero esserci frizioni politiche sul dossier.
Nella bozza di dicembre si pensava a una cartolarizzazione con CDP e a un’uscita anticipata volontaria dagli incentivi Conto energia per rifacimenti e repowering; ma l’idea ha incontrato ostacoli europei e forti perplessità da parte delle PMI, suscitando richieste di confronto da parte delle categoria interessate.
Una nuova ipotesi, molto discussa, propone invece uno spalma-incentivi obbligatorio sul fotovoltaico: i premi fissi per il Conto energia verrebbero dimezzati per il 2026 e il 2027 e “spalmati” sugli anni successivi.
Secondo la bozza circolata, gli impianti fotovoltaici superiori a 20 kW che beneficiano di premi fissi potrebbero ricevere una tariffa premio pari al 50% del valore dell’energia prodotta nei due anni interessati, con un recupero stimato di circa 2,5 miliardi di euro all’anno.
Le somme non erogate nel 2026-2027 verrebbero restituite agli operatori dal 2028 per dieci anni con interessi, attraverso il Gestore dei servizi energetici (GSE).
La versione di dicembre, al contrario, prevedeva un’uscita volontaria dal Conto energia non generalizzata, legata a una procedura competitiva e al rifacimento/repowering, e descriveva anche misure per consumatori vulnerabili e PMI, una spinta ai contratti a lungo termine (PPA), contenimento dei costi minimi garantiti per biomasse e bioliquidi, e una serie di interventi sul gas e sulle regole di connessione.
Questa possibile trasformazione in spalma-incentivi obbligatorio segna un cambiamento importante nella politica di incentivi, con rischi di instabilità normativa proprio quando il settore delle rinnovabili deve sostenere grandi investimenti per raggiungere gli obiettivi al 2030.