Soluzioni solari per le centrali di telecomunicazione: una nuova alleanza tra reti e energia
lunedì 29 dicembre 2025
Il dialogo tra transizione digitale ed energetica trova una nuova spinta quando due mondi collaborano. Il Progetto Solare nasce dall’alleanza tra FiberCop ed EnerCop per integrare la produzione fotovoltaica nelle centrali di telecomunicazione. L’obiettivo è raggiungere 2.000 impianti entro il 2027, con i primi 26 già previsti all’inizio del 2026 e una produzione stimata di 4,35 GWh all’anno. Si punta ad aumentare l’autosufficienza energetica di FiberCop e a valorizzare il patrimonio immobiliare dell’azienda.
Questa strategia mira a massimizzare l’energia autoprodotta, a ridurre i prelievi dalla rete e a facilitare modelli di condivisione dell’energia rinnovabile, generando benefici economici e ambientali.
Secondo Massimo Sarmi, presidente di FiberCop, l’integrazione delle fonti rinnovabili è una leva strategica per rendere le reti di telecomunicazioni più sostenibili e resilienti. L’energia autoprodotta migliora l’efficienza operativa e sostiene la decarbonizzazione. A regime, il fotovoltaico potrebbe coprire circa il 35% dei consumi complessivi di FiberCop.
Una centrale di telecomunicazione è un nodo della rete dove hardware e software gestiscono i flussi di dati. I consumi tipici variano da 5–20 kW per una piccola centrale a 20–100 kW per una centrale urbana. FiberCop gestisce circa 10.500 centrali.
A livello europeo si osservano esempi significativi di convergenza tra telco ed energia: Inwint prevede 60 MW di fotovoltaico per autoconsumo entro il 2030, con investimenti intorno ai 100 milioni di euro tra il 2025 e il 2027; Vodafone punta a una rete alimentata al 100% da fonti rinnovabili, anche con impianti di autoproduzione locali; Tim ha un piano di dismissione di circa 6.700 centrali entro il 2028, stimando risparmi di circa 450 GWh all’anno.
I-Com e Join Group propongono cinque raccomandazioni chiave: internalizzare l’energia nelle strategie core, mappare e valorizzare asset energetici esistenti (impianti, UPS, sedi, superfici) per una rete distribuita e una maggiore flessibilità; investire in produzione rinnovabile e storage dove la domanda è alta; integrare i temi energetici nei bilanci di sostenibilità con KPI ed ESG rilevanti; promuovere una governance interfunzionale tra energia, operation, sostenibilità e sviluppo business; sperimentare modelli di Cer e servizi locali che colleghino Telco, comunità e pubblica amministrazione.
Gli autori osservano che in Europa non sono stati documentati casi in cui una Telco gestisca direttamente una Cer; le Telco sono presenti nel settore energetico come fornitori di ICT o di soluzioni di autoconsumo, ma mancano modelli normativi chiari che attribuiscano loro il ruolo di aggregatori o fornitori di soluzioni, oltre a una cultura progettuale capace di integrare energia distribuita e rete digitale.