Solare di grandi impianti: territorio e benefici in equilibrio
martedì 27 gennaio 2026
Nei dibattiti sugli impianti fotovoltaici di grande scala l’aspetto territoriale è cruciale. Le critiche agli impatti ambientali dipendono meno dalla tecnologia e più da come si progetta, costruisce e gestisce. IRENA sostiene che molti problemi si evitano con una pianificazione migliore: scegliere siti adeguati e pratiche corrette.
Le contestazioni principali riguardano scavi e infrastrutture che possono erodere habitat, degradare il suolo e frammentare la fauna; l’impatto visivo alimenta l’opposizione. La chiave è decidere a monte: preferire siti degradati ed evitare aree protette. Strumenti utili: valutazioni ambientali cumulate, banche dati di biodiversità e progetti che rispettino dinamiche locali; durante i lavori, evitare nidificazioni, limitare scavi, usare piante autoctone e creare corridoi faunistici.
Ma i grandi impianti offrono notevoli benefici: sostituiscono fossili riducendo emissioni. L’analisi IRENA stima che l’FV installato tra 2019 e 2023 abbia evitato circa 1,1 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, pari al 3% delle emissioni globali del 2024; a lungo termine potrebbe arrivare a 3,2 Gt CO2/anno entro il 2050.
A livello locale, l’ombreggiamento riduce l’evaporazione e abbassa le temperature del suolo di 0,5-1°C in estate. L’acqua è un altro beneficio: in aree aride la riduzione dell’evaporazione supera il 24% in Cina e arriva al 9-22% in Germania; l’umidità superficiale aumenta del 15-20% nei primi 20-40 cm, con effetti positivi su colture e irrigazione.
Altri effetti includono una diminuzione della velocità del vento al suolo (20-40% in Cina, 24-38% negli USA). L’uso di terreni degradati può favorire il recupero del suolo e della vegetazione, con aumenti di copertura e nutrienti. Tuttavia barriere restano: costi, competenze e normative frammentate. Se ben gestiti, gli impianti possono diventare infrastrutture multifunzionali.