Sicurezza energetica e inverter: prospettive di contromisure europee
mercoledì 1 luglio 2026
Il governo tedesco sta valutando rischi informatici nei sistemi energetici interconnessi, inclusi inverter fotovoltaici, turbine eoliche, batterie, pompe di calore e stazioni di ricarica. Si considerano interventi tecnici e normative in risposta a un'interrogazione parlamentare presentata dai Verdi nel maggio 2026.
La sicurezza informatica è cruciale per la stabilità della rete in Germania e in Europa. Queste tecnologie usano interfacce di comunicazione, manutenzione remota e software di controllo; alcuni processi avvengono tramite servizi cloud o IT dei produttori.
Se si coordina l'accesso a molti sistemi simili, anche se singolarmente non critici, potrebbe influire sull’approvvigionamento energetico, soprattutto quando interagiscono numerosi componenti.
La crescente digitalizzazione espone a rischi informatici ed economici, inclusi rischi legati a influenze statali sui fornitori.
In Cina esistono obblighi legali che possono contrastare con gli interessi di sicurezza tedeschi, UE e NATO. Piattaforme digitali e manutenzione possono favorire influenze sui sistemi.
Per gli inverter, una quota significativa in Europa proviene da produttori extra-UE, soprattutto cinesi; la quota di mercato cinese è stimata tra il 70% e l'80%.
L’analisi dei rischi e le contromisure sono in corso tra ministeri come Economia/Energia, Interno, l’Agenzia federale per le reti e l’Ufficio federale per la sicurezza informatica.
Tra i rischi: manipolazioni via interfacce e operazioni informatiche sponsorizzate da stati.
La Commissione europea ha limitato fondi per progetti con inverter di fornitori ad alto rischio e, a giugno, ha indicato solare ed eolico tra le priorità di cybersecurity; entro fine 2026 valuterà rischi e aggiornerà il quadro; il Cybersecurity Act potrebbe introdurre requisiti per le catene ICT, con un possibile bando subordinato all’analisi di impatto.
Come emerso anche a Intersolar Europe, l’industria europea degli inverter sostiene di essere pronta a sostituire i fornitori a rischio, ma alcuni temono costi e difficoltà di finanziamento che frenano l’industria nazionale.