• Sicurezza degli inverter: tra norme tecniche e tensioni internazionali

    giovedì 21 maggio 2026

    L’Unione Europea valuta di escludere dai finanziamenti progetti che usino inverter provenienti da Paesi considerati ad alto rischio. L’effetto non è solo tecnico: riguarda controllo remoto, aggiornamenti software, gestione dei dati, bancabilità degli investimenti e rapporti con Pechino. Gli inverter sono spesso collegati a piattaforme digitali e sistemi di monitoraggio, rendendoli potenzialmente vulnerabili se si controllano firmware e accessi.

    La Cina reagisce denunciando discriminazione e mancanza di prove concrete. Pechino avverte che misure del genere potrebbero danneggiare le catene industriali e commerciali tra Europa e Cina e annuncia di monitorare gli effetti, adottando azioni necessarie per tutelare le imprese.

    Huawei critica la mancanza di dati pubblici e propone regole comuni: non imporre restrizioni per origine ma per conformità tecnica e sicurezza informatica. Sungrow aggiunge che la gestione del rischio deve basarsi su criteri oggettivi, con consultazioni e periodi di transizione, per rafforzare la resilienza senza mettere a rischio investimenti.

    Fulvio Ferrari mette in dubbio la coerenza: attualmente non esistono requisiti obbligatori di cybersecurity per collegare un impianto alla rete. Una politica efficace dovrebbe introdurre requisiti generali: accessi remoti, aggiornamenti, firewall, segmentazione della rete e verifiche periodiche, altrimenti una restrizione sull’origine potrebbe lasciare scoperti altri punti vulnerabili.

    Rischi allargati: non solo inverter, ma anche PPC, SCADA e protezioni influenzano la sicurezza dell’impianto. Un inverter può funzionare senza internet, ma molti dispositivi sono pensati per il controllo da remoto. Occorre quindi uniformare i requisiti di sicurezza tra componenti sensibili.

    Il tema tocca anche la bancabilità dei progetti: finanzieri e gestori di rete potrebbero chiedere sicurezza dimostrabile a livello di sistema e di singolo componente, premiando chi si adegua rapidamente. Il mercato vede comunque una transizione lenta, con l’Europa che tenta di aumentare la produzione interna e ridurre la dipendenza dalla Cina.

    La risposta della Cina dipenderà dall’efficacia della misura europea: potrebbe rispondere con misure commerciali, esportazione o altro. È fondamentale adottare criteri pubblici e verificabili e estendere la sicurezza a tutti i componenti, accompagnando la misura con dialogo diplomatico per evitare escalation.