• Sau e rinnovabili: quando i limiti regionali ostacolano l’energia pulita

    martedì 23 giugno 2026

    L’uso della superficie agricola utilizzata (Sau) nelle aree idonee può creare conflitti legali e ricorsi. Il quadro normativo nazionale stabilisce che la Sau idonea non deve scendere sotto lo 0,8% né superare il 3% delle Sau utilizzate, per guidare le Regioni senza imporre un tetto automatico all’autorizzazione dei progetti. Tuttavia, alcune regioni hanno interpretato questa fascia come un limite operativo alle nuove installazioni, invece che come semplice guida.

    Emilia-Romagna e Lombardia hanno introdotto soglie regionali e locali che superano la quota nazionale. In Emilia-Romagna la legge 5/2026 fissa limiti regionali all’1,5% e comunali al 2,5%; in Lombardia la legge 10/2026 propone 0,8% a livello regionale, 2% a livello provinciale e 3% a livello comunale. Quando si superano queste soglie, le nuove istanze diventano improcedibili, salvo eccezioni per procedimenti in corso o impianti appartenenti a comunità energetiche rinnovabili.

    Queste scelte sollevano due problemi giuridici chiave. Primo: la compatibilità con il quadro statale. Se la Sau diventa un limite all’improcedibilità, si potrebbe creare un meccanismo di blocco non conforme al divieto di preclusioni generali previsto dal Testo Unico Fer. Secondo: la coerenza del sistema. Differenze tra regioni, peso dell’agrivoltaico e regole diverse creano un mosaico regolatorio che mina l’uniformità procedimentale sancita dal decreto legislativo 190/2024.

    In breve, la Sau, pensata per bilanciare tutela agricola ed energia, rischia di diventare un ostacolo strutturale all’installazione di impianti. Questo potrebbe influire sulla competitività degli operatori e sul conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione, se non si mantiene un equilibrio tra norme nazionali e integrazioni regionali.

    Il dibattito è acceso tra operatori e associazioni delle rinnovabili. Alcuni temono contenziosi e possibili sentenze di incostituzionalità se le regioni continuano a restringere l’area idonea. Il Governo ha già impugnato la legge dell’Umbria su questo tema, evidenziando che la competenza regionale riguarda l’aggiunta di aree idonee, non l’imposizione di nuovi limiti. L’Umbria, insieme ad altre regioni come Sardegna, resta al centro del confronto, con rischi di itinerari giuridici complessi e ricorsi.</paragraph>