Rinviate le scadenze per il controllore centrale degli impianti rinnovabili
lunedì 29 dicembre 2025
Con la delibera 564/2025/R/eel, approvata il 23 dicembre, Arera interviene sugli obblighi di adeguamento al controllore centrale d’impianto (Cci) per impianti rinnovabili non programmabili. Il provvedimento rinvia le scadenze per l’installazione del Cci e l’attivazione della funzione di limitazione della potenza (PF2), pur mantenendo invariati obblighi, contributi e meccanismi sanzionatori previsti dalla 385/2025.
Le nuove date sono: per impianti di potenza pari o superiore a 1 MW: 31 dicembre 2026 (in sostituzione del 28 febbraio 2026); per impianti tra 500 kW e 1 MW: 31 dicembre 2027; per impianti tra 100 e 500 kW: 31 marzo 2028. Si tratta di una proroga di circa 10-12 mesi, pensata per diluire gli interventi di retrofit e ridurre la congestione del mercato dei fornitori e degli installatori.
Questa dilazione serve a distribuire nel tempo gli interventi di retrofit e a ridurre il rischio di congestione nel mercato di fornitori e installatori di sistemi di controllo.
Accanto alle proroghe, la delibera introduce strumenti temporanei per la primavera 2026-2027: modulazione a scendere anche oltre confine e un rafforzamento della flessibilità della domanda, inclusa la possibilità di incentivare aumenti temporanei dei prelievi elettrici.
Per gli inverter non pilotabili, la delibera non introduce nuove norme, ma prende atto della Variante 5 alla Norma Cei 0-16, che permette di limitare la potenza compatibilmente con le caratteristiche delle unità di generazione, includendo soluzioni a gradini fino allo spegnimento. Si tratta di un chiarimento tecnico, non di una modifica sostanziale.
Cosa non cambia: resta in vigore la struttura della 385/2025, con l’obbligo di dotare di Cci impianti FV ed eolici ≥100 kW in MV, l’attivazione di PF2 per la procedura RIGEDI, il perimetro degli impianti interessati e le sanzioni, inclusa la sospensione dei pagamenti dal GSE e della valorizzazione dell’energia immessa.
Contributi economici invariati: fino a 10.000 euro per impianti tra 500 kW e 1 MW e fino a 7.500 euro per 100-500 kW, con importi decrescenti nel tempo. Il rinvio estende il periodo per richiederli senza aumentare le risorse disponibili né prevedere maggiorazioni per impianti più datati. Italia Solare ha criticato tempi e importi, chiedendo contributi più sostanziosi.