Restrizioni UE sugli inverter cinesi nei progetti rinnovabili
martedì 5 maggio 2026
Dal 1° novembre 2026 le banche europee non potranno più finanziare progetti di impianti a fonti rinnovabili che utilizzano inverter fabbricati in Cina, Iran o Russia. Bruxelles ha confermato la misura: la Commissione ha chiesto alle banche partner di interrompere i finanziamenti per progetti che prevedono inverter provenienti da questi paesi. La decisione, adottata ad aprile in una riunione dei vertici europei, è stata diffusa dalla stampa internazionale; un funzionario Ue ha indicato gravi rischi economici e informatici legati agli inverter cinesi come motivazione principale.
La misura coinvolge la Banca Europea per gli Investimenti (Bei), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e le banche nazionali che erogano fondi comunitari. La Bei ha finanziato circa il 20% del fotovoltaico sviluppato nel 2025 nell’Unione. Nella documentazione interna si cita esplicitamente che anche gli inverter delle batterie potrebbero rientrare tra i componenti non finanziabili, con la possibilità di estendere l’intervento ad altri elementi fotovoltaici. La restrizione riguarda qualsiasi progetto collegato alla rete UE, inclusi quelli in Marocco e nei Balcani. È previsto un periodo transitorio: fino al 1° novembre 2026 i progetti avanzati saranno valutati secondo le norme precedenti, ma Bruxelles può richiedere misure di cybersicurezza aggiuntive o l’esclusione di fornitori ad alto rischio.
La cybersicurezza è al centro della decisione: gli inverter solari sono potenziali porte d’accesso a computer e sistemi energetici, in quanto controllano l’energia immessa in rete e sono spesso connessi a internet. Un attacco su larga scala potrebbe provocare blackout e disturbi significativi. L’Unione Europea ha presentato un pacchetto di cyber-sicurezza, incluso un possibile Cybersecurity Act 2, per ridurre i rischi legati alle forniture ICT considerate critiche. Si sottolinea la dipendenza dall’estero per i componenti critici degli impianti fotovoltaici e la necessità di ridurre l’esposizione ai fornitori ad alto rischio.
Secondo dati UE, tra i 350 GW di inverter fotovoltaici spediti in Europa tra il 2015 e il 2023, 225 GW (64%) provengono da aziende cinesi, di cui 114 GW dalla Huawei. Per questo la Commissione propone liste di fornitori non affidabili e potenziali restrizioni o esclusioni dei loro prodotti, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e la resilienza della rete energetica europea.