• Qualità dell’aria: in attesa di un coordinamento tra Stato e Regioni

    venerdì 23 ottobre 2026

    Un nuovo decreto sull’aria, volto a recepire una direttiva europea, ha acceso tensioni tra i livelli istituzionali. Il testo è stato approvato in via preliminare dal Governo a inizio agosto e ora è al vaglio delle Commissioni parlamentari, ma in Conferenza Unificata è stato rinviato il parere. L’esito è stato influenzato da una bocciatura unanime della Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni.

    Le Regioni denunciano una mancanza di riconoscimento della responsabilità dello Stato nelle misure di risanamento previste dall’articolo 16, incluse tabelle di marcia per la qualità dell’aria. Credono sia tecnicamente ed economicamente impossibile raggiungere i nuovi limiti di emissione con strumenti esclusivamente regionali.

    Lell’assessore umbro all’Ambiente e all’Energia, Thomas De Luca, ricorda che le principali sorgenti di inquinamento derivano da settori nazionali o transfrontalieri (energia, trasporti e grandi industrie), sui quali le Regioni non hanno competenza diretta. Propone un Piano nazionale di risanamento vincolante e segnala che il ministero non ha ancora inviato un testo emendativo che definisca il ruolo dello Stato nell’articolo 16.

    L’altro nodo riguarda l’articolo 29, comma 1, sulla clausola di invarianza finanziaria. Il decreto richiede alla pubblica amministrazione investimenti in reti di monitoraggio, modelli di simulazione e misure di emergenza, ma stabilisce che tali attività non comportino oneri aggiuntivi. In questo modo, in caso di superamento dei limiti, sarebbero responsabilità di governatori e sindaci, pur avendo strumenti limitati per intervenire.

    Ne risulta una situazione di sospensione: il provvedimento resta in attesa di un nuovo confronto tra Stato e Regioni, con pareri rinviati e la necessità di un coordinamento nazionale efficace per intervenire sull’inquinamento.