Proteste a Bruxelles: chiedono la sospensione dei fondi UE a Israele in Horizon Europe
martedì 24 marzo 2026
A Bruxelles, il 27 marzo, gruppi in favore della Palestina chiedono di bloccare l’ingresso di Israele nel programma Horizon Europe (2028-2034) e di sospendere l’accordo di associazione. Si denunciano fondi UE per progetti di ricerca e tecnologie con possibili usi militari, anche se parte delle risorse destinate ammonta a circa 175 miliardi di euro.
Gli organizzatori, tra cui Justice for Palestine e Brussels against genocide, sostengono che la militarizzazione e le tecnologie a duplice uso possano portare miliardi a università e aziende israeliane per strumenti di sorveglianza e controllo impiegati contro i palestinesi.
L’Ice (Iniziativa dei Cittadini Europei) promuove la raccolta firme per chiedere formalmente alla Commissione Europea di presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione con Israele.
L’accordo, in vigore dal 1995, è criticato per l’allineamento tra cooperazione e condotta israeliana. In particolare, si denuncia un blocco di aiuti umanitari e violazioni del diritto internazionale, nonché la mancata prevenzione del cosiddetto genocidio secondo la Corte Internazionale di Giustizia.
Nonostante una certificazione UE di violazione dell’articolo 2 dell’accordo, Bruxelles ha attuato solo una sospensione parziale del partenariato, limitata a start-up dell’EIC Accelerator, senza condannare formalmente Israele come richiesto.
Israele è entrato in Horizon Europe nel 2021, con circa 1,11 miliardi di euro destinati a imprese, università e enti pubblici israeliani. Numerosi progetti coinvolgono aziende legate all’esercito, tra cui fornitori di difesa.
Analisi investigative mostrano progetti UE con legami israeliani tra i quali alcuni finanziamenti vanno a enti legati alle forze armate. L’UE afferma che le attività devono essere civili; però restano casi in cui i partner hanno legami con la difesa.
Alcune università e aziende europee sostengono che i progetti siano civili, come lo sviluppo di un aereo a idrogeno per brevi voli. Alcuni partner, però, forniscono tecnologie a Israele.
QualEnergia.it ha deciso di non promuovere aziende israeliane o con capitale israeliano, ritenendole interdipendenti con l’apparato che sostiene l’occupazione. Si propone un boicottaggio mirato come pressione non violenta, basata sulla trasparenza e su una riforma strutturale, per una sospensione degli accordi e delle collaborazioni.