Progettare l’agrivoltaico: chiavi operative e ostacoli pratici
lunedì 9 marzo 2026
Per progettare l’agrivoltaico non basta prevedere l’impianto: serve un percorso di permitting che integri subito l’attività agricola. L’autorizzazione non è automaticamente cantierabile: spesso servono mesi di riorganizzazione e prescrizioni, quindi è utile definire fin dall’inizio soggetti ed esigenze coinvolte.
Una fase di progettazione efficace tiene conto della coltura, delle abitudini dell’agricoltore e degli accessi ai campi: senza questo ascolto l’agrivoltaico rischia di rimanere teorico e non realizzabile.
L’agrivoltaico non è solo una struttura alta: esistono configurazioni diverse e scelte agronomiche che si adattano a vigneti, orticoltura e altre colture. In alcuni casi si ottengono aumenti di produttività, in altri i rendimenti possono scendere.
Il successo dipende anche dall’interesse degli agricoltori: al Sud si trovano suoli non più coltivati e trovare chi lavori i campi può essere difficile. Le grandi aziende agricole possono offrire affidabilità, ma serve una selezione accurata dei terreni e degli agricoltori coinvolti.
Un aspetto chiave è la gestione idrica: valutare la potenzialità irrigua del terreno è essenziale. Se l’acqua è scarsa, può essere utile prevedere infrastrutture irrigue (canali, bacini) e investimenti condivisi con il proprietario.
Secondo i dati italiani, la superficie agricola è di 16,6 milioni di ha: 12,4 milioni sono già utilizzati, 4,2 milioni non sfruttati e 120.000 ha abbandonati ogni anno. Per raggiungere 50 GW di fotovoltaico entro il 2030 servirebbe solo l’1% della superficie agricola non utilizzata, dimostrando che l’agrivoltaico può convivere con l’agricoltura senza sottrarre terreno prezioso.