• Piano nazionale per la natura: atteso, criticato e al centro del tempo europeo

    mercoledì 2 settembre 2026

    L’Italia non ha ancora inviato alla Commissione europea il Piano nazionale di ripristino della natura, con la scadenza del 1° settembre che sembra non essere stata rispettata. Secondo notizie, solo Austria, Bulgaria, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna hanno già notificato il loro testo. Quattordici associazioni ambientaliste italiane chiedono ora al governo di rendere pubblico il documento finale e di fornire risposte chiare sugli esiti della consultazione pubblica chiusa il 24 giugno.

    Il Piano di ripristino della natura nasce dall’impegno dell’articolo 18 della legge di delegatione europea 2024 (n. 91) ad adeguare la normativa nazionale al regolamento Ue 1991, con il supporto tecnico dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). La bozza finora circolata contiene misure di compensazione legate al settore delle rinnovabili, una questione contestata dall’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani).

    Nella versione iniziale, la tutela degli spazi verdi e della copertura arborea è considerata prioritaria rispetto alla trasformazione tecnologica, inclusa quella energetica. Il piano prevede che nuove installazioni puntino su fotovoltaico sui tetti, infrastrutture esistenti e suoli già impermeabilizzati. Per le installazioni fotovoltaiche su spazi verdi o in copertura arborea si prospetta una compensazione ecologica locale con depavimentazione e rinverdimento di un’area pari o superiore a quella interessata dall’impianto, mirando a ridurre il consumo di suolo in zone già compromesse.

    Anci critica entrambe le direttrici: dal lato ambientale, si contesta l’allontanamento delle energie rinnovabili dalle aree urbane protette; dall’altro si contestano vincoli che limitano la pianificazione comunale in aree come Urban Green Spaces e Urban Tree Canopy Cover. Anche l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) condivide la critica restrictive, ma le associazioni ambientaliste chiedono di mantenere alta la salvaguardia del verde urbano, della copertura arborea e dei suoli non artificializzati, senza aprire varchi per i finanziamenti o lo sfruttamento delle rinnovabili a scapito della natura.

    Le associazioni puntano sull’urgenza di soluzioni basate sulla natura per fronteggiare i cambiamenti climatici e aumentare la resilienza di ecosistemi urbani, agricoli, fluviali, boschi e coste. Chiedono alla Commissione europea una valutazione attenta del contenuto e maggiore trasparenza e partecipazione, oltre al rispetto degli obblighi di coinvolgimento delle parti interessate. Anche il Comune di Genova ha chiesto un rafforzamento del ruolo degli enti locali nel piano, con risorse adeguate e maggiore autonomia nell’integrazione tra dati nazionali e conoscenze territoriali.