• Più mercato, meno regole: una strada per la filiera solare europea

    lunedì 23 marzo 2026

    I produttori europei di moduli fotovoltaici lanciano un avvertimento alla Commissione: l’attuale dibattito sull’Industrial accelerator act (Iaa) rischia di mancare il bersaglio. È necessario intervenire sui distorsioni di mercato, non aggiungere solo regole sull’origine dei componenti.

    Le distorsioni principali sono i prezzi squilibrati causati dalle importazioni massive di moduli e componenti realizzati fuori dall’UE, in condizioni diverse. Se non si correggono queste dinamiche, l’Europa potrebbe perdere capacità produttiva pur aumentando le installazioni solari. Le proposte sull’origine (Made in EU) rischiano di aumentare burocrazia e costi senza incidere sulla vera competizione dei prezzi, e vincolare troppo la filiera unica potrebbe non tenere conto delle diverse caratteristiche di ciascun segmento.

    Gli stessi produttori chiedono di riconoscere differenze tra i nodi della catena: moduli, celle, inverter, wafer hanno tempi e capacità industriali diverse. Vi è quindi la necessità di obiettivi separati e specifici per ogni segmento, piuttosto che un singolo requisito uniforme.

    Tre vie operative delineate: 1) dare priorità europea agli acquisti pubblici per progetti che ricevono fondi (aste, incentivi, fondi di recupero, programmi agricoli); 2) introdurre strumenti temporanei di stabilizzazione del mercato fino a quando la capacità comunitaria non raggiunge una scala adeguata, con possibili misure di difesa commerciale; 3) rafforzare la filiera in modo graduale e mirato, mantenendo requisiti di origine semplici, prevedibili e specifici per ciascun segmento, coerenti con le reali capacità industriali UE.

    Se non si definisce un quadro normativo chiaro, l’Europa potrebbe dipendere ancora dalle importazioni nonostante la leadership nelle installazioni. Occorrono strumenti che incidano su prezzo e concorrenza internazionale, poiché criteri puramente tecnici o di origine rischiano di rimanere inefficaci.

    Secondo osservatori indipendenti, l’Iaa potrebbe rallentare il declino industriale ma non offrire la forza vincolante necessaria per raggiungere l’obiettivo di far crescere la manifattura UE al 20% del PIL entro il 2035. L’Iaa non affronta le cause principali della scarsa competitività di costi in Europa (energia, frammentazione dei capital markets, materie prime). Inoltre, estendere “Made in Eu” a partner con accordi di libero scambio rischia di offrire protezioni dalla Cina ma esporre a altri mercati. Critiche dall’European Environmental Bureau e da ECCO segnalano rischi per gli obiettivi climatici e chiarezza sui criteri verdi e sulle quote di appalti pubblici verdi e Made in Eu nel tempo.