• Petrolio, potere e mercati: rischi e promesse

    lunedì 5 gennaio 2026

    La Casa Bianca punta alle riserve venezuelane ma l’operazione solleva tre livelli di rischio: geopolitico, industriale e di mercato.

    Storie del passato mostrano i rischi: Mossadegh, democraticamente eletto in Iran, fu rovesciato nel 1953 per nazionalizzazione del petrolio. Enrico Mattei, nel 1962, sfidò le Sette Sorelle e morì in aereo.

    Nel 2026 Maduro è stato arrestato; Trump annuncia che gli Stati Uniti gestiranno temporaneamente il Venezuela e spingeranno le compagnie americane a sfruttare le sue riserve, stimate in oltre 300 miliardi di barili. Il petrolio venezuelano è pesante, costoso da processare.

    Con investimenti statunitensi, la produzione potrebbe tornare a circa 3 milioni di barili al giorno, ma servono decine di miliardi di dollari e anni di lavoro. Un cambio di regime raramente garantisce stabilità dell’offerta, come mostrano Libia e Iraq.

    Il boom dello shale americano è a rischio: i produttori ad alto costo potrebbero tagliare investimenti. Sul mercato globale resta una potenziale sovrapproduzione: l’OPEC+ ha aumentato la produzione nonostante una domanda debole. I prezzi scesero vicino ai 60 $/barile nel 2025; l’IEA prevede un surplus nel 2026.

    Entro anni, la domanda potrebbe scendere ulteriormente a causa dell’auto elettrica, con ripercussioni sul petrolio. In Venezuela, le preoccupazioni interne restano vive: il chavismo è ancora al potere, nonostante interventi esterni e tensioni politiche.