• Pendii e agrivoltaico: quando la pendenza detta i limiti all’uso del suolo

    mercoledì 18 febbraio 2026

    La fattibilità degli impianti agrivoltaici è spesso definita dall’altezza dei moduli, dall’ombreggiamento e dalla resa energetica; la pendenza del terreno entra raramente nell’analisi con la stessa centralità. La maggior parte delle ricerche si concentra su terreni pianeggianti, non tenendo conto delle sfide legate ai pendii.

    Uno studio dell’Università Federale di Rio de Janeiro (Ufrj), pubblicato su Solar Energy, propone di integrare i limiti tecnici delle installazioni fotovoltaiche con le classificazioni ufficiali di capacità d’uso del suolo, offrendo un quadro più articolato della fattibilità agrivoltaica.

    L’indagine mette in luce che il vero limite non è l’installazione dei moduli su un pendio, ma la compatibilità tra inclinazione e continuità dell’attività agricola nel tempo. L’analisi incrocia le soglie di pendenza con le categorie agronomiche per capire se e come si possa mantenere una funzione agricola produttiva accanto a quella energetica.

    Rispetto al FV a terra, si osserva che le raccomandazioni tecniche per i pendii si basano spesso su valori tra 3% e 11% per facilità costruttiva e stabilità, ma la differenza cruciale è l’interazione con l’uso agronomico del suolo. Molti studi considerano una soglia di circa 15% oltre la quale servono soluzioni più complesse; oltre 25% è raro e legato a contesti estremi dove altrimenti si rinuncia allo sviluppo FV.

    Nel caso agrivoltaico, però, la soglia non è solo strutturale: sale la significatività delle limitazioni agronomiche. Progressivamente oltre il 20-25% la classificazione del suolo diventa meno adatta a colture ordinarie, spingendo verso pascolo o usi estensivi; oltre il 30% la terra spesso non risulta idonea a colture convenzionali.

    Un ulteriore aspetto è l’erosione: una pendenza maggiore aumenta il ruscellamento e la distribuzione della pioggia attorno alle strutture può creare criticità. I modelli Usle e Rusle, con il fattore LS, mostrano come la lunghezza e l’inclinazione del pendio amplifichino la perdita di suolo in modo non lineare, richiedendo valutazioni idrologiche e geotecniche approfondite per non compromettere le fondazioni e la stabilità del sistema.

    Dal punto di vista tecnologico, configurazioni diverse come sistemi verticali bifacciali o recinzioni solari possono ridurre l’impatto sul profilo del suolo e facilitare l’agricoltura, limitando i movimenti di terra. Tuttavia, queste architetture comportano complessità progettuali e possibili trade-off sulla resa energetica.

    In sintesi, lo studio Ufrj mostra che la tecnologia può adattarsi a pendii rilevanti, ma la sfida cruciale resta mantenere una funzione agricola produttiva nel lungo periodo. L’equilibrio tra produzione energetica e sostenibilità agricola definisce la reale soglia di ingegneria e gestione necessaria per l’agrivoltaico.