Pannelli verdi o marroni: il Tar valuta l’equilibrio tra estetica e economia
giovedì 23 aprile 2026
Le norme consentono alle autorità di imporre prescrizioni per ridurre l’impatto visivo di un impianto fotovoltaico, ma tali prescrizioni devono essere adeguate e non trasformarsi in un diniego mascherato dell’autorizzazione.
Nel caso Vse contro l’Autorizzazione Unica per un impianto utility-scale, la Soprintendenza e il Ministero della Cultura avevano chiesto che i pannelli fossero non riflettenti e di cromie marrone o verde che richiamano il paesaggio, con strutture verniciate di colori terrosi e nessun aumento della superficie prevista.
La società ha osservato che i pannelli colorati sono tipici di moduli per tetti e di dimensioni molto inferiori rispetto agli impianti su larga scala; inoltre la scelta cromatica ridurrebbe la producibilità attesa di circa il 27% e renderebbe economicamente insostenibile l’intervento. Inoltre i colori richiesti sono atipici per moduli destinati a grandi impianti e risultano difficili da reperire sul mercato, spesso disponibili solo nelle cromie delle coperture urbane.
Il Tar ha accolto il ricorso ritenendo che la prescrizione sui colori e l’impossibilità di aumentare la superficie comportino una riduzione indiretta della producibilità e quindi un sostanziale diniego dell’autorizzazione, soprattutto considerato il contesto: area idonea, vicino a una grande arteria e a insediamenti antropici, che richiede una valutazione ambientale specifica.
La sentenza ricorda che la sostenibilità economico-finanziaria non è un dettaglio accessorio: un impianto che dovrà essere smontato a fine vita non può essere indebolito economicamente da prescrizioni paesaggistiche eccessive, soprattutto se compromettono la redditività e la realizzabilità del progetto.