Nuovo assetto del Piano Transizione 5.0: chiavi di lettura del decreto attuativo
martedì 5 maggio 2026
È stata pubblicata la versione finale del decreto interministeriale che attua il Piano Transizione 5.0 2026-2028, centrato sull’iperammortamento dei beni strumentali anziché sui crediti d’imposta. Il testo è stato firmato il 4 maggio dal ministro Adolfo Urso ed ora attende la firma di Giorgetti.
L’obiettivo è aumentare il costo di acquisizione dei beni necessari alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e all’autoproduzione e autoconsumo di energia rinnovabile, con investimenti validi dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
La procedura di accesso al beneficio è definita dall’articolo 3: per ogni struttura produttiva devono essere inviate al Gse comunicazioni sui preventivi, sulle conferme d’investimento e sul loro completamento; inoltre occorre monitorare periodicamente gli oneri con due comunicazioni all’anno (entro il 20 gennaio e entro il 30 giugno) fino al termine dell’agevolazione.
Le maggiorazioni sul costo ammissibile, per fini IRES, sono: 180% fino a 2,5 milioni, 100% da 2,5 milioni a 10 milioni, e 50% da 10 milioni a 20 milioni; sono previsti anche perizie tecniche e certificazione contabile per verificare caratteristiche e interconnessione dei beni.
Per l’autoproduzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo sono agevolabili i gruppi di generazione, i trasformatori a monte, gli impianti per la produzione termica con sistemi di accumulo, i servizi ausiliari e gli impianti di stoccaggio; la produzione elettrica è dimensionata non oltre il 105% del fabbisogno energetico della struttura.
Gli impianti di generazione di energia termica rinnovabile si dimensionano in funzione del fabbisogno di calore di processo. L’Allegato 1 determina i parametri del costo massimo ammissibile; per il fotovoltaico sono ammessi moduli appartenenti alle categorie B e C del registro ENEA (B ≥ 23,5% di efficienza; C ≥ 24% con celle bifacciali/tandem).
Rispetto alla versione precedente, scompare l’obbligo Made in EU: non serve certificato di origine né dichiarazione del produttore per attestare l’origine del bene.
Novità per gli “esodati”: grazie al decreto-legge 42/2026, le risorse sono aumentate (da 537 milioni a 1,3 miliardi) e il credito d’imposta è elevato a circa l’89,77%, passando dall’originario 35%, come confermato nelle conferme inviate dal Gse.