• Nuovi orientamenti sull’Ets: dieci Paesi chiedono una revisione

    mercoledì 15 luglio 2026

    Dieci Paesi membri dell’UE, tra cui l’Italia, chiedono di riaprire e rivedere l’Ets 2, il meccanismo che estende il prezzo della CO2 ai carburanti usati negli edifici e nel trasporto stradale.

    La richiesta è contenuta in una dichiarazione congiunta visionata da Reuters e inviata il 14 luglio alla Commissione europea. Firmatari: Italia, Polonia, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia. Chiedono che l’Ets 2 sia esaminato nell’ambito della revisione dell’Ets principale.

    I firmatari sostengono che, in atto condizioni economiche e geopolitiche, i cittadini non dovrebbero sopportare nuovi oneri climatici. Richiedono flessibilità per tenere conto di circostanze nazionali (mix energetico, PIL pro capite) e che il prezzo sia prevedibile e non soggetto a speculazione.

    La revisione deve garantire parità di condizioni tra i Paesi e la sostenibilità per la competitività dell’UE. L’obiettivo è accompagnare la trasformazione industriale senza penalizzare famiglie e imprese.

    L’entrata in vigore di ETS2 è stata posticipata al 2028. La Commissione sostiene stabilità; non prevede modifiche prima dell’entrata in vigore. I sostenitori del meccanismo ritengono che un prezzo CO2 efficace spinga verso energia pulita, pompe di calore e investimenti verdi; i proventi dovrebbero alimentare il Fondo sociale per il clima per sostenere famiglie vulnerabili e microimprese.

    Anche sull’Ets 1 i Paesi chiedono interventi, chiedono più quote gratuite senza condizioni troppo restrittive. La Commissione intende legare l’assegnazione gratuita agli sforzi di decarbonizzazione, favorendo investimenti europei.

    Il negoziato dovrà affrontare anche temi di competitività industriale e esposizione internazionale. La proposta della Commissione sarà discussa dal Parlamento e dal Consiglio; i dieci firmatari potrebbero influire sugli emendamenti.

    Le associazioni hanno espresso pareri. WindEurope chiede un segnale chiaro sul prezzo del carbonio e che i proventi vadano a sostenere l’elettrificazione; solo una piccola parte va ora alla decarbonizzazione. ECCO sottolinea che l’uso degli introiti è cruciale per competitività e transizione, ricordando l’enorme importazione di fossili dall’Italia.