Nuove rotte energetiche europee: rinnovabili, nucleare e metano al centro
mercoledì 30 settembre 2026
A Dublino i ministri europei dell’Energia hanno discusso di aumentare gli investimenti in fonti rinnovabili e reti elettriche per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati; è stato valutato anche un possibile rinvio di una parte del regolamento sul metano del 2024/1787 per motivi operativi.
Sul target post-2030, Spagna, Portogallo e Lussemburgo chiedono un obiettivo chiaro per il 2040. Secondo una bozza di valutazione, la quota rinnovabile potrebbe attestarsi tra il 65% e il 70% nel 2040 nello scenario centrale, rispetto al 42,5% fissato per il 2030. L’Alleanza pro-nucleare sostiene un quadro neutro post-2030 che includa sia nucleare sia rinnovabili.
L’Europa non può essere dipendente dall’energia estera: Jørgensen ha stimato costi energetici superiori ai 100 miliardi di euro nel 2026. La soluzione è produrre energia in casa, potenziare l’elettrificazione e migliorare l’efficienza energetica. Possibili misure concrete citate includono tagli alle tasse sull’elettricità e incentivi per veicoli elettrici e pompe di calore.
Sul metano importato, si valuta un rinvio della parte regolamentare per motivi operativi, mantenendo però gli obiettivi. Non c’è una crisi di approvvigionamento, ma l’inverno potrebbe essere complesso e servono chiarezza e affidabilità.
Per l’Italia, la viceministra Vannia Gava ha chiesto di salvaguardare la competitività industriale. Meloni e il premier ceco Andrej Babiš hanno definito proposte comuni sull’ETS, chiedendo di correggere i meccanismi di distribuzione delle quote e di limitare la trasmissione dei costi del carbonio ai prezzi dell’elettricità. Praga e Roma hanno visto opportunità di cooperazione sul nucleare di nuova generazione e sui piccoli reattori modulari.
Le proposte verranno discusse al Consiglio europeo di ottobre, con priorità a sicurezza degli approvvigionamenti, competitività industriale e transizione energetica.