• Nuove regole italiane contro il greenwashing e per decisioni di acquisto più consapevoli

    martedì 10 marzo 2026

    L'Italia ha recepito la Direttiva UE 2024/825 per rafforzare i diritti dei consumatori e combattere il greenwashing. Il decreto legislativo n. 30/2026, pubblicato il 9 marzo 2026, modifica il Codice del consumo e allinea le norme italiane alle nuove regole europee.

    Le nuove norme mirano a migliorare l'informazione ambientale, la trasparenza sulle garanzie e la riparabilità dei prodotti, includendo tempi e costi dei pezzi di ricambio e istruzioni per la riparazione, affinché le scelte di acquisto siano supportate da dati verificabili.

    Una novità chiave vieta espressioni generiche come 'green' o 'ecologico' se non accompagnate da elementi dimostrabili, ad esempio certificazioni riconosciute. Le promesse su obiettivi futuri richiedono piani concreti, traguardi misurabili e controlli indipendenti per essere ammissibili.

    Non sarà ammessa la presentazione di un prodotto come neutrale o positivo per l’ambiente basandosi unicamente su meccanismi di compensazione delle emissioni; è necessaria una dimostrazione reale di benefici ambientali.

    Viene introdotto l’indice di riparabilità e l’obbligo di fornire disponibilità, costi e modalità d’ordine dei pezzi di ricambio, con indicazioni su istruzioni utili per le riparazioni; ciò vale quando previsto dall’ordinamento europeo.

    Le garanzie saranno più chiare: la garanzia legale di conformità resta di due anni e, se esiste una garanzia commerciale più lunga, dovrà essere segnalata con un’etichetta identificativa; gli aggiornamenti software vanno comunicati se possono degradare le prestazioni.

    Durante l’acquisto si dovranno indicare eventuali modalità di consegna a basso impatto ambientale; i siti che confrontano prodotti sulla base di criteri ambientali o sociali dovranno rendere pubblici i metodi di valutazione e i parametri usati. Le etichette relative alla sostenibilità saranno ammesse solo se basate su sistemi di certificazione riconosciuti oppure se espressamente autorizzate da autorità pubbliche. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) vigilerà sul rispetto delle norme e potrà applicare sanzioni fino a 5 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo in caso di violazioni diffuse a livello UE. Le nuove regole entrano in vigore il 27 settembre 2026, e le aziende hanno circa sei mesi per adeguarsi.