Nuove regole ETS: emissioni in aumento e benefici limitati per le aziende
giovedì 10 settembre 2026
Uno studio congiunto olandese di CPB e PBL, pubblicato il 3 settembre, stima che le proposte della Commissione europea sul sistema ETS per il periodo 2031-2040 farebbero aumentare le emissioni di CO2 del 33% rispetto allo scenario attuale, con benefici economici per le industrie molto limitati.
La modifica centrale riguarda il tasso di riduzione lineare delle emissioni (LRF). La Commissione propone un LRF del 3,7% nel periodo 2031-2035, rispetto al 4,3% (fino al 2027) e al 4,4% (2028-2030). Poi l’LRF scenderebbe all’1,7% nel 2036-2040. In pratica, l’Ets rilascerà quote anche nel 2040, mentre con un LRF del 4,4% il cap sarebbe zero intorno al 2039.
Oltre alle maggiori emissioni future, la riforma mantiene flessibilità: dal 2030 in poi alcune aziende continueranno a ricevere quote gratuite se si impegnano in investimenti per la decarbonizzazione; l’80% delle quote gratuite è destinato a chi presenta un piano di investimento, il restante 20% è legato alla verifica degli investimenti.
Dal 2036 le industrie potranno acquistare crediti internazionali per compensare fino al 2% delle loro emissioni. Viene proposta anche l’aggiunta di 250 milioni di quote per rimozioni permanenti di CO2 nell’UE, comprese tecnologie come la cattura diretta dall’aria (DAC). È previsto che il 50% delle entrate nazionali dell’Ets sia destinato a investimenti per la decarbonizzazione dei settori coperti.
La riforma modifica la riserva di stabilità del mercato (MSR) per mantenere liquidità e ridurre la volatilità. Il tasso di assorbimento delle quote scenderebbe dal 24% al 12%. Si propone inoltre l’estensione graduale dell’Ets all’incenerimento dei rifiuti e l’inclusione dei voli che arrivano entro 5.000 km dal centro dell’UE e dei jet privati.
Secondo l’analisi, l’ETS riformato avrebbe emissioni maggiori e costi energetici pressoché invariati. Le stime indicano 2,9 Gt di emissioni aggiuntive entro il 2050 (+33%), con il cap che raggiungerebbe lo zero nel 2047, otto anni più tardi rispetto allo scenario attuale.
Il prezzo delle emissioni potrebbe diminuire marginalmente, circa del 14%, e per chi usa gas naturale il costo potrebbe scendere di circa 2 €/MWh (circa il 3% del prezzo odierno). Senza l’effetto stabilizzatore MSR, il sistema sarebbe più vulnerabile a shock di domanda; in uno scenario negativo del 10% nel 2029, i prezzi dei permessi scenderebbero del 5,3% con le nuove regole rispetto al 3,1% nell’attuale configurazione.
Gli autori suggeriscono che sarebbe più efficace, per mantenere la competitività industriale, ridurre direttamente la tassazione sull’energia (in particolare l’elettricità) anziché compromettere la credibilità dell’Ets.