Nuove opportunità di flessibilità per investimenti energetici in Italia
giovedì 4 giugno 2026
La Commissione europea ha aperto uno spazio di flessibilità fiscale nel contesto del Patto di stabilità per finanziare investimenti legati alla sicurezza energetica e alla transizione, escludendo misure di sostegno generalizzato ai consumi o ai combustibili fossili. L’obiettivo è privilegiare investimenti strutturali piuttosto che sussidi.
La proposta prevede una flessibilità pari allo 0,3% del PIL all’anno nel triennio 2026-2028, con un tetto complessivo dello 0,6%. Per l’Italia ciò corrisponderebbe a circa 6,8 miliardi di euro all’anno, fino a poco più di 13 miliardi nel periodo considerato. La ripartizione potrebbe variare di anno in anno, purché si rispetti il limite.
L’accesso al margine aggiuntivo è subordinato all’attivazione della cosiddetta National Escape Clause (clausola nazionale di salvaguardia) che permette deroghe temporanee ai vincoli di bilancio per spese strategiche. Il meccanismo prevede una richiesta formale, una proposta della Commissione e l’approvazione finale dal Consiglio UE.
Interventi ammissibili includono: rafforzamento delle reti elettriche, sistemi di accumulo, misure di efficienza energetica, supporto alla capacità produttiva di tecnologie pulite, incentivi all’acquisto di batterie, pannelli fotovoltaici e veicoli elettrici. Sono esclusi sussidi generalizzati e misure che sostengono l’uso di combustibili fossili (per esempio riduzioni mirate delle accise).
La posizione della Commissione riflette le resistenze di alcuni Governi nazionali, che temono di utilizzare margini di bilancio per finanziare carburanti fossili. La soluzione individuata è vincolare la flessibilità agli investimenti coerenti con gli obiettivi energetici e climatici dell’UE.
L’Italia è stata tra i paesi più interessati a questa possibilità: Meloni ha chiesto l’estensione al settore energetico, Giorgetti ha negoziato e si è detto soddisfatto. Il ministro aggiunge che proporrà misure mirate a tutela di imprese e famiglie quando saranno chiariti i limiti d’uso.
Prossimi passi: la Commissione apre una fase iniziale; dopo la proposta seguiranno ulteriori deliberazioni, a partire dal Consiglio europeo di giugno. Non è prevista un’attivazione coordinata: ogni Stato deciderà se usare la clausola. L’Italia resta tra i paesi più interessati, insieme ad altri meno esposti o più avanzati nella transizione.