Manifattura europea in trasformazione: cosa chiede il Senato sull’Iaa
giovedì 30 luglio 2026
Il Made in Europe deve restare centrale, ma non opprimente. La risoluzione del Senato sull’Industrial accelerator act (Iaa) è favorevole, ma propone 26 richieste. I criteri di origine saranno adattati ai settori disponibili e coordinati con la disponibilità di prodotti; per l’acciaio, origine sul metallo base (melt and pour) e contenuto low-carbon coerente con ETS e CBAM.
Per l’articolo 11, la soglia di sproporzione passa dal 25% al 35%. Il permitting dovrebbe prevedere un punto di accesso unico e un termine certo. Le aree di accelerazione restano una scelta nazionale, includendo PMI, reti e filiere, non solo grandi poli; si privilegiano aree dismesse, siti bonificati e infrastrutture. Gli incentivi premiano decarbonizzazione, innovazione e occupazione, e strumenti per il Nord simili alle Zes del Mezzogiorno.
Le premesse Iaa mirano a portare la quota manifatturiera dall’14,3% al 20% del PIL entro il 2035, con focus su industrie energivore, automotive e tecnologie nette. Prevede aree di accelerazione e criteri di origine e contenuto emissivo negli appalti e negli incentivi. Per le tecnologie pulite, modifica lo Net-Zero Industry Act: l’origine interessa post-periodi celle e inverter FV, sistemi di accumulo, turbine eoliche, pompe di calore ed elettrolizzatori. Nelle aste net-zero, i criteri non economici si applicano al 40% dei volumi o a 8 GW. Per accumuli, origine UE entro un anno; oltre 1 MWh con BMS europeo; dopo tre anni un ulteriore componente UE. L’elettrificazione dipende da accumuli e veicoli, con premi per ridurre i consumi e usare rinnovabili.
Attenzione: i criteri possono sostenere la manifattura europea ma potrebbero aumentare costi e difficoltà di approvvigionamento se l’offerta non cresce in tempo; alcune regole potrebbero essere derogate in aste se sproporzionate.