• Made in EU e transizione energetica: nuove direzioni e ostacoli

    mercoledì 13 maggio 2026

    Federazione Anie ha chiesto al Mimit di estendere il registro ENEA a sistemi di accumulo e inverter, creando una sezione dedicata per qualificare i produttori europei. L’obiettivo è collegare questa estensione al Piano Transizione 5.0, che prevede l’iperammortamento dei beni strumentali con un budget quasi di 10 miliardi di euro nel 2026-2028 per stimolare investimenti in fonti rinnovabili, efficienza energetica e tecnologie digitali.

    Recentemente è stato pubblicato il decreto interministeriale attuativo del piano 2026. Rispetto alle versioni precedenti, è sparito il criterio 'Made in EU' che imponeva certificato di origine o dichiarazione dell’origine. Attualmente, il requisito di produzione nell’UE vale solo per i moduli fotovoltaici: possono accedere all’iperammortamento i moduli delle categorie B e C, ovvero quelli con efficienza di cella ≥23,5% (categoria B) e quelli bifacciali/tandem con ≥24% (categoria C).

    Nel registro ENEA, però, non figurano moduli di categoria B; nella categoria C compaiono solo i moduli Enel 3Sun e Meyer Burger. Quest’ultima ha cessato la produzione, così che, di fatto, gli unici moduli utilizzabili sono quelli prodotti da 3Sun nello stabilimento di Catania. Il governo ha privilegiato 3Sun in altre misure, come Agrisolare, ma molte voci della filiera chiedono di estendere l’iperammortamento anche ai moduli di categoria A (efficienza 21,5%) prodotti nell’UE.

    La Commissione Bilancio del Senato ha respinto gli emendamenti che proponevano di reintrodurre il requisito UE o di includere i moduli di categoria A con una riduzione della agevolazione. La partita resta aperta, soprattutto per l’Inverter: l’Industrial Accelerator Act (Iaa) spinge verso l’origine europea di tre componenti, ma mantiene un approccio complesso, legato agli accordi di libero scambio con altri paesi. In pratica, in alcuni casi le opzioni europee costano di più e la protezione locale può essere volontaria.

    Infine la Commissione UE ha chiesto alle banche partner di interrompere i finanziamenti a progetti rinnovabili che prevedono inverter provenienti da Cina, Iran o Russia a partire dal 1° novembre 2026, per motivi di cybersecurity. Il tema del Made in EU resta centrale, con un equilibrio tra protezione delle aziende europee e costi per i progetti.