L’Italia tra riciclo avanzato e rilancio minerario europeo
mercoledì 14 ottobre 2026
La Commissione europea ha selezionato 46 progetti strategici per l’estrazione, la trasformazione e il riciclo di materie prime critiche in 16 Stati membri, con cinque iniziative italiane concentrate sul recupero di materiali impiegati in batterie, fotovoltaico e altre filiere industriali. Si tratta della seconda tornata del Critical Raw Materials Act, regolamento entrato in vigore nel 2024 per aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre la dipendenza dalle importazioni, soprattutto dalla Cina.
Gli investimenti stimati ammontano a circa 21,1 miliardi di euro. I progetti si distribuiscono in otto per l’estrazione, undici per la trasformazione, diciannove per il riciclo e otto che integrano diverse fasi della filiera. Le materie interessate includono litio, nichel, cobalto, manganese e grafite, oltre a terre rare utilizzate nei magneti dei motori eolici. L’obiettivo è raggiungere entro il 2030 quote europee pari al 10% dell’estrazione, al 40% della trasformazione e al 25% del riciclo.
Con i nuovi progetti salgono a 106 le iniziative riconosciute, includendo anche i 60 selezionati nel 2025. Il titolo di progetto strategico consente procedure autorizzative accelerate (27 mesi per l’estrazione e 15 mesi per trasformazione e riciclo) e un supporto nell’accesso ai finanziamenti, pur non garantendo automaticamente risorse europee.
Tra i cinque progetti italiani: 9PV-UP (Veneto) mira al riciclo dei pannelli fotovoltaici; Alkeemia PureGraph trasforma grafite per ottenere materiali di alta purezza per batterie; REW-ITA Green Hub (Piemonte) si occupa di rame, cobalto e tungsteno; ReSuPLIR (Toscana) recupera metalli del gruppo del platino; CRM4Defence (Leonardo) si concentra su alluminio, magnesio e titanio per l’industria della difesa.
Nel frattempo, la Sardegna resta al centro di una strategia nazionale di rilancio minerario: visite a Monteponi, Portovesme e Silius per valorizzare residui e miniere, con progetti su riciclo, recupero di litio, bismuto ad alta purezza e la riapertura di siti. Il programma URBES, finanziato dal PNRR, punta a sfruttare circa 70 milioni di metri cubi di residui per ottenere ferro, piombo, zinco e terre rare, nonché a colmare parte del fabbisogno europeo.
Non mancano però perplessità: esperti e auditing europeo hanno evidenziato rischi di non raggiungere gli obiettivi al 2030, a fronte di una finanziaria pubblica prevista di appena 1,26 miliardi di euro per 21 dei 60 progetti del primo lotto. Critiche ricorrono su strumenti finanziari adeguati, controlli indipendenti e accordi con fornitori, mentre i tempi per avviare nuove attività minerarie restano lunghi (10–20 anni).