L’Italia chiede di congelare i parametri Ets per salvaguardare l’industria
giovedì 23 aprile 2026
L'Italia torna a mettere in discussione l’Ets europeo e chiede a Bruxelles di congelare i benchmark attuali. Questi parametri di riferimento, basati sull'efficienza media del 10% degli impianti più performanti, determinano le quote gratuite di CO2 per le aziende. I nuovi parametri proposti rischiano di penalizzare le imprese energivore italiane.
Bruxelles sta lavorando a una revisione dei benchmark nel contesto delle modifiche all'Ets, come annunciato da Ursula von der Leyen. Le consultazioni con gli Stati membri dovrebbero iniziare a breve.
Il governo, tramite i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, ha inviato una lettera ai vicepresidenti esecutivi Teresa Ribera e Stéphane Séjourné e al commissario Hoekstra. Chiedono che l’aggiornamento tenga conto degli impatti sui settori ad alta intensità energetica come ceramica, cemento e alluminio.
Secondo l’Italia, i nuovi benchmark rischiano di essere troppo stringenti e di ridurre drasticamente le assegnazioni gratuite. Le aziende potrebbero dover pagare di più per le quote di CO2 o investire in nuove tecnologie, compromettendo la competitività e incentivando la delocalizzazione.
Le evidenze disponibili indicano una marcata riduzione delle quote gratuite, con una parte delle emissioni reale non coperta e un aumento dei costi di conformità. Questo potrebbe intensificare il fenomeno del carbon leakage se i settori restano a livello europeo competitivamente svantaggiato.
L’Italia chiede di valutare le modifiche nell’ambito della revisione della direttiva ETS prevista per luglio 2026. Propone inoltre di congelare temporaneamente i benchmark ai livelli 2021-2025 come soluzione immediata per dare certezza normativa.
La misura dovrebbe essere accompagnata da un adeguato intervento sul CSCF, perché se il fattore corregge le quote oltre un certo cap, potrebbe annullare l’effetto del congelamento.
In aggiunta, Bruxelles ha già modificato la riserva di stabilità del mercato. Resta da capire l’esito dell’articolo 6 del decreto Bollette e una possibile conferma da parte della Commissione, tenendo conto di una recente sentenza della Corte di Giustizia Ue che mette in discussione norme nazionali sulle quote di CO2.