• La via europea all’autonomia delle materie prime critiche

    giovedì 5 febbraio 2026

    L’Unione Europea sta lottando per liberarsi dalla dipendenza da Cina e altri Paesi per le materie prime essenziali a batterie, turbine eoliche e pannelli solari. Secondo la Corte dei Conti europea, gli obiettivi 2030 su riciclo e produzione interna sono ancora lontani e serve una strategia più efficace per ridurre vulnerabilità.

    La produzione interna è limitata e l’approvvigionamento dipende da pochi Paesi esterni. La Cina fornisce quasi tutto il magnesio; la Turchia quasi tutto il borato. Per dieci materiali la dipendenza è totale e per 26 l’UE dipende da fonti extra-Ue. Il regolamento CRMA stabilisce che entro il 2030 non più del 65% di una materia provenga da un solo Paese non-Ue; in pratica borato dalla Turchia (99%) e, in fase di trasformazione, litio, magnesio, gallio e terre rare dalla Cina. La Cina domina sei terre rare principali; nel 2024 circa 17mila delle 20mila tonnellate di terre rare usate in Europa provenivano dalla Cina.

    Il riciclo resta una sfida: entro il 2030 l’obiettivo è che almeno il 25% dei materiali critici venga riciclato, ma sette materiali hanno tassi tra l’1% e il 5% e dieci non vengono riciclati affatto. Burocrazia, costi elevati, disponibilità limitata e ostacoli normativi e tecnologici ostacolano il recupero di terre rare dai motori e del palladio dall’elettronica.

    Italia e Germania chiedono all’UE una maggiore autosufficienza: creare catene di approvvigionamento sicure insieme a Stati Uniti e partner G7+, estendere i rapporti con Paesi terzi in Africa, Indo-Pacifico e America Latina. Negli ultimi cinque anni l’UE ha siglato 14 partenariati strategici, ma la metà riguarda Paesi con governance debole e, sorprendentemente, le importazioni da tali partner sono diminuite per molte materie tra il 2020 e il 2024. Occorre investire nello sviluppo interno, nello stoccaggio strategico e nel riciclo, con costi e tempi da definire e ripartire tra i partner.

    A livello globale il tema va oltre l’Europa: negli Usa un vertice con oltre 50 Paesi mira a diversificare forniture. Il progetto Vault, annunciato dall’amministrazione americana, prevede incentivi per aumentare l’estrazione e la lavorazione fuori dalla Cina, strumenti di mercato come prezzi minimi e scorte strategiche, e finanziamenti pubblici e privati per sostenere le materie essenziali.