La guerra contro la Terra: una scelta per il futuro
mercoledì 8 aprile 2026
La guerra non colpisce solo persone e città; consuma risorse preziose che servirebbero al clima, all’ambiente e all’uguaglianza. È una corsa agli armamenti che sottrae capitale, tecnologia e lavoro indispensabili per una società più sostenibile. Per questo la guerra spinge il mondo nella direzione opposta a una transizione giusta.
La strada del Green Deal europeo, che avrebbe dovuto guidare lo sviluppo verso la cura dell’ambiente, è stata sostituita dall’idea che la produzione di armi muova l’economia. Le guerre in corso hanno rafforzato l’uso dei fossili: con le sanzioni alla Russia, i paesi cercano alternative energetiche, aumentando la domanda di petrolio e gas e ritardando la decarbonizzazione.
La guerra aumenta il consumo di combustibili e le emissioni: serve per spostare truppe, produrre armi e ricostruire. Non distrugge solo vite: rase al suolo città e infrastrutture come Gaza e il Donbass, lasciando macerie che richiederanno risorse ed energia aggiuntive e genereranno nuove emissioni.
Le zone devastate perdono suolo e acqua contaminata; gli ecosistemi soffrono e diventano meno capaci di assorbire carbonio. I territori colpiti diventano nuove fonti di inquinamento e di perdita di biodiversità, con effetti negativi per anni e anni.
La guerra è anche veicolo di tecnologie della violenza che possono essere usate contro la vita e l’ambiente. In futuro potrebbero emergere tecniche di geoingegneria, gestite da Stati o privati, con effetti irreversibili e potenzialmente ostili alle soluzioni dolci per una Terra più sana.
Le guerre producono milioni di rifugiati; la lotta per ambiente e clima cerca di restituire a chi è colpito la possibilità di restare nei propri luoghi e di ricostruire su basi nuove. L’impegno climatico richiede autonomia, collaborazione e innovazione dal basso, non sottomissione militare; la corruzione cresce dove il potere si accumula sul fronte o nelle retrovie, contraria all’obiettivo comune della Terra.