La Germania disegna la strada verso l’uscita dai fossili
venerdì 25 settembre 2026
La Germania ha presentato alle Nazioni Unite una roadmap per uscire da carbone, gas e petrolio, entrando nel ristretto gruppo di Paesi come Francia e Paesi Bassi. Il ministro Carsten Schneider richiama Dubai 2023 e l’incontro di Santa Marta con 57 paesi.
La roadmap conferma obiettivi noti: l’UE punta a tagliare i sussidi alle fossili entro il 2026; nel 2024 l’UE ha supportato i fossili con circa 97 miliardi di euro.
Secondo osservatori, è una sintesi di misure esistenti, senza annunci concreti di nuove politiche decisive. In chiave industriale, rischia di scontrarsi con la spinta agli armamenti e con ostacoli all’elettrificazione edilizia.
I dati 2024 indicano una Germania dipendente dai fossili: 65% del consumo finale, con petrolio 36%, gas 24% e carbone 5%; grande dipendenza dalle importazioni e costi elevati.
La tabella di marcia punta su più rinnovabili ed elettificazione: elettricità verde per trasporti, riscaldamento e industria; promozione di pompe di calore e veicoli plug‑in. Obiettivo: neutralità climatica nel 2045 e uscita dal carbone entro il 2038.
Per energia, si prevedono 400 GW di fotovoltaico e 160 GW di eolico entro il 2040; offshore 70 GW entro il 2045. Centrali a gas dovranno potersi convertire all’idrogeno.
Mobilità: entro agosto 2026 circa un terzo delle nuove auto erano elettriche; politiche fiscali mirate e intermodalità mirano a ridurre le emissioni.
Gas, idrogeno e biocarburanti restano centrali: carburanti sintetici per aerei e navi; riscaldamento: entro il 2045 combustibili a zero emissioni; pompe di calore superano il gas nel 2025.
Per decarbonizzare l’industria servono elettrificazione, efficienza, economia circolare e uso dell’idrogeno; CCUS resta previsto per settori difficili. In sostanza, la roadmap conferma obiettivi esistenti senza grandi novità.