La base scientifica della politica climatica: cosa comporta revocare l’Endangerment finding
martedì 10 febbraio 2026
L’amministrazione Trump punta a revocare l’Endangerment finding del 2009, la determinazione che consente all’EPA di trattare CO2 e altri gas serra come inquinanti ai sensi del Clean Air Act. Non è una singola norma, ma la base giuridica e scientifica per regolamentare le emissioni. La mossa ha una chiara posta politica: indebolire la lotta al cambiamento climatico, ma il percorso sarà lungo, pieno di passaggi amministrativi e contenziosi.
Cos’è l’Endangerment finding: adottato nel 2009 dopo una sentenza della Corte Suprema, è una dichiarazione scientifica che collega emissioni di gas serra a rischi per la salute pubblica. Da questa base derivano standard sui veicoli, regole per le centrali e obblighi di monitoraggio. Revocarla equivarrebbe a svuotare l’architettura climatica federale e a rendere meno chiaro il quadro normativo.
La comunità scientifica reagisce: Reuters indica che EPA potrebbe avviare una procedura per annullare la determinazione sostenendo evidenze insufficienti. Ex dirigenti EPA, climatologi e giuristi denunciano uso strumentale della scienza. La National Academy of Sciences ribadisce che il legame tra emissioni e impatti è solido; persino Nature e Science considerano la mossa un arretramento nell’applicazione di standard scientifici consolidati, non una modifica della scienza in sé.
Effetti e tempistiche: l’impatto non è immediato. La revoca richiede una procedura completa con consultazione pubblica e ricorsi probabili. Nel breve restano in vigore gli attuali standard; nel medio termine potrebbe cessare la base federale per le regole sulle emissioni dei veicoli, provocando una frammentazione tra Stati (California conservando standard elevati, altri allineati al minimo federale). Per centrali e grandi impianti, nuove regole potrebbero essere ritirate, aumentando l’incertezza sugli investimenti. Gli obblighi di reporting potrebbero ridursi a livello federale, ma resterebbero a livello statale, sui mercati finanziari e sulle norme internazionali; complessità e costi di conformità aumenterebbero.
Una timeline incerta: dal 2026 l’iter amministrativo, con una regola finale tra il 2026-2027 e probabili ricorsi; una decisione giudiziaria definitiva potrebbe arrivare tra il 2027 e il 2028, lasciando il sistema in uno stato di limbo per anni.
Sul piano internazionale, la mossa rientra in una strategia di disimpegno degli Usa dalle sedi multilaterali (UNFCCC, IPCC, IRENA). Può minare la credibilità americana nei negoziati climatici e spingere altri attori a guadagnare terreno, ma la transizione energetica globale prosegue grazie a dinamiche economiche oltre Washington. In definitiva, la revoca potrebbe offrire vantaggi a concorrenti come la Cina, rendendo difficile per future amministrazioni riportare gli Stati Uniti su una rotta coerente con la decarbonizzazione globale.