Italia chiude l’era della Carta dell’Energia e dell’arbitrato intra-Ue
lunedì 25 maggio 2026
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per ratificare un accordo interpretativo sul Trattato sulla Carta dell’Energia, firmato a Bruxelles il 18 febbraio 2026. L’obiettivo è chiarire l’articolo 26, secondo le indicazioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Si stabilisce che la clausola compromissoria non si applica alle controversie arbitrali intra-europee, anche retroattivo. Di conseguenza l’articolo 26 non può costituire base per procedimenti arbitrali tra investitori di uno Stato membro e un Paese comunitario o l’Unione europea.
La Carta dell’Energia è nata nel 1991 come impulso alla cooperazione energetica tra Stati europei e dell’ex blocco sovietico; nel 1994 è stato fatto un Trattato che la rende un accordo vincolante. Col tempo però è diventato obsoleto rispetto alle sfide attuali di energia, ambiente e clima. L’impianto ha funzionato come un ombrello per gli investimenti fossili, impedendo misure statali retroattive su progetti già avviati, come restrizioni sull’upstream oil&gas.
Questo spiega perché si è arrivati all’accordo del 18 febbraio 2026. L’Italia intende recepirlo con il disegno di legge approvato il 22 maggio, tenendo conto anche della giurisprudenza Komstroy della Corte di Giustizia UE. Secondo la sentenza, gli articoli 267 e 344 del Trattato sul funzionamento dell’Unione impediscono che un accordo internazionale, come l’articolo 26, permetta a un investitore di uno Stato membro di citare in arbitrato investimenti in un altro Stato membro o nell’Unione europea.
Nel testo approvato è prevista anche la rinuncia alla clausola di ultratività a livello intra-europeo: i procedimenti arbitrali non possono essere avviati entro 20 anni dall’uscita di un Paese dalla Carta. L’unica eccezione riguarda i lodi già eseguiti o transazioni concluse: in questi casi non si chiede la restituzione delle somme già pagate.