Investimenti verdi nell’UE: potenziali luci e ostacoli
lunedì 16 marzo 2026
L’Unione Europea intende triplicare gli investimenti nella transizione energetica nei prossimi anni, affidando un ruolo chiave alla Bei (Banca europea per gli investimenti) e promuovendo una mobilitazione massiccia dei capitali privati. L’obiettivo è raggiungere circa 660 miliardi di euro l’anno nel periodo 2026-2030, per salire a quasi 700 miliardi nel decennio successivo, rispetto agli 240 miliardi medi spesi nel 2011-2021. La strategia Clean Energy Investment Strategy serve a guidare questo sforzo, insieme a misure dedicate ai cittadini e ai piccoli reattori modulari (Smr).
La strategia evidenzia che i fondi pubblici non devono finanziare direttamente l’intera transizione, ma agire come leva per attrarre risorse private e di mercato. La Bei contribuirà a co-investimenti tramite un Fondo strategico per gli investimenti in infrastrutture (SII Fund) con un contributo indicativo fino a 500 milioni di euro, facilitando partnership tra pubblico e privato nei segmenti critici della rete energetica. Un’altra leva sarà l’acquisto di obbligazioni ibride da parte della Bei per supportare le utility regolamentate, riducendo i rischi associati a progetti innovativi di accumulo energetico a lunga durata, eolico e fotovoltaico gallegiante, energia marina, agrivoltaico, CCS e geotermia.
La Commissione prevede anche di intensificare il sostegno agli investimenti privati tramite strumenti esistenti come InvestEU e possibili fondi dedicati alle tecnologie pulite. In parallelo, la Bei potrebbe stimolare investimenti nel nucleare di piccolo taglio (Smr) e lavorare su infrastrutture del ciclo di combustibile. Il programma Horizon Europe e il Fondo per l’innovazione continueranno a fornire supporto, con ad esempio un bando di 600 milioni di euro nel periodo 2026-2027 per accelerare il mercato delle tecnologie pulite.
A livello di governance, Bruxelles creerà un Consiglio per gli investimenti nella transizione energetica, con rappresentanti di istituzioni finanziarie, Stati membri e la Commissione, per allineare politiche e finanziamenti alle esigenze degli investitori.
Le principali criticità riguardano la mancanza di dettagli concreti sull’implementazione: ritardi autorizzativi, ricorsi, fragilità della catena di fornitura e carenza di manodopera possono frenare la realizzazione. L’impegno della Bei (circa 75 miliardi in tre anni) è visto come insufficiente rispetto al fabbisogno stimato di 660-695 miliardi di euro all’anno. Senza meccanismi di leva finanziaria chiari, condivisione del rischio e garanzie di ricavo, rischia di non colmare il divario di investimenti. Inoltre, l’integrazione di tecnologie molto diverse per maturità e costi (es. stoccaggio a lungo termine vs Smr) è considerata eccessiva e potenzialmente poco realistica. Critiche similari provengono da SolarPower Europe, che chiede maggiore attenzione alle tecnologie già pronte e a una resilienza della catena di approvvigionamento, soprattutto per inverter e componentistica europea.