Inverter ad alto rischio: data chiave per la sicurezza energetica UE
lunedì 28 settembre 2026
L’Unione Europea ha deciso che gli inverter provenienti da fornitori considerati ad alto rischio, soprattutto cinesi, non potranno essere usati nei progetti energetici finanziati dall’UE e connessi alla rete. Dal 1 novembre 2026 entreranno in vigore le restrizioni. Fino ad allora resta valida una fase transitoria per alcune iniziative già in avanzato stato di realizzazione.
La motivazione è la cybersicurezza: c’è timore che produttori esteri possano accedere ai dispositivi e manipolarli da remoto, provocando blackout o disturbi alle reti elettriche.
A maggio 2026 la Commissione ha indicato linee guida provvisorie per eliminare progressivamente l’uso di inverter ad alto rischio nei progetti sostenuti da fondi comunitari. A giugno la Roadmap ha posto solar e wind come priorità di cybersecurity; a gennaio 2026 è stata proposta una revisione del Cybersecurity Act per rafforzare le catene di fornitura ICT.
Tuttavia investitori e operatori esprimono dubbi sul calendario: temono problemi finanziari e pratici se i fornitori alternativi non riescono a coprire volumi e costi.
SolarPower Europe sostiene che la stretta possa generare incertezze e ritardi nei progetti utility-scale, chiedendo consultazione preventiva, linee guida chiare e strumenti per facilitare l’attuazione, tra cui valutazioni nazionali d’impatto, tempi di transizione personalizzati, codici di rete armonizzati e sostegno alla produzione europea di inverter.
L’Esmc minimizza l’impatto: l’industria europea ha circa 104 GW di capacità produttiva, di cui oltre 53 GW disponibili per la domanda UE. Oltre 120 GW verrebbero da produttori in Americhe e Asia-Pacifico (esclusa la Cina). Secondo Wood Mackenzie, scegliere inverter occidentali potrebbe aumentare i costi di circa il 2% per impianti utility-scale e 3-4% per quelli residenziali.