Intesa UE-Italia sui costi dell’elettricità: come funzionerebbe il tetto al gas
giovedì 15 ottobre 2026
L’Unione Europea e l’Italia sono vicine a un accordo per attuare l’articolo 6 del decreto Bollette, riguardante i prezzi del gas per la generazione termoelettrica. L’obiettivo è ridurre l’impatto dei costi ETS sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità. La Commissione ha confermato che si sta delineando un accordo di massima, ma resta subordinato ai dettagli tecnici finali.
L’intesa potrebbe neutralizzare i costi ETS incidenti sul prezzo all’ingrosso, compensando i produttori e recuperando l’onere attraverso il sistema elettrico. Meloni ha detto che il confronto con Bruxelles è avanzato e che una soluzione comune è vicina; anche Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha segnalato che si aspettano novità a breve da Bruxelles.
In alternativa all’indennizzo diretto, Arera propone un tope italiano al prezzo del gas, modello simile a quello Iberico applicato nel 2022-2023. I produttori continuerebbero a comprare gas al prezzo di mercato, ma otterrebbero un rimborso pari alla differenza tra quel prezzo e il tetto.
Esiste un esempio pratico: se il gas costa 70 €/MWh e il tetto è 50 €/MWh, al produttore verrebbero riconosciuti 20 €/MWh. L’azienda registrerebbe questo risparmio nelle offerte al Mercato del giorno prima (MGP), come se avesse pagato 50 €/MWh.
Il tetto sarebbe definito mensilmente da Terna, con due possibili formule proposte da Arera: una traiettoria fissa o una formula indicizzata alle quotazioni del gas al PSV. È prevista anche una soglia minima per evitare scostamenti troppo bassi rispetto a Francia, Austria e Slovenia. Se un produttore non riversa il rimborso, dovrà restituire gli importi e potrebbe essere sanzionato. I costi sarebbero in parte coperti dalle rendite di congestione e il resto verrebbe addebitato nel prezzo di dispacciamento pagato dai clienti.