• Incertezza europea sui moduli fotovoltaici e incentivi italiani

    lunedì 2 febbraio 2026

    Undici produttori europei di moduli fotovoltaici hanno inviato un reclamo agli organi competenti dell’Unione europea, denunciando che la legge di Bilancio 2026 italiana esclude dall’iperammortamento i moduli FV di tipo A registrati nel registro ENEA. Secondo loro, questa scelta crea un monopolio di fatto a favore di una sola azienda a controllo statale, a discapito degli altri produttori europei.

    La norma sull’iperammortamento è trimestrale per investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 in nuovi beni materiali o immateriali (impianti, apparecchiature, software, algoritmi) essenziali all’esercizio e alla trasformazione tecnologica delle imprese, purché i beni siano Made in EU. Le maggiorazioni sono: 180% fino a 2,5 milioni, 100% tra 2,5 e 10 milioni, 50% tra 10 e 20 milioni. L’incentivo copre anche investimenti in impianti per autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e sistemi di stoccaggio, anche se destinati all’autoconsumo.

    Per quanto riguarda i moduli, la legge italiana esclude dall’agevolazione i moduli di tipo A del registro ENEA (prodotti nell’UE con efficienza di almeno il 21,5%). Gli produttori sostengono che questa scelta sia stata studiata per favorire i moduli di tipo C prodotti dall’azienda controllata Enel, 3Sun, nello stabilimento di Catania; al momento è l’unica realtà europea in grado di produrli, accanto a Meyer Burger che ha dichiarato insolvenza nel 2025.

    In pratica, secondo le aziende firmatarie, restano agevolabili solo i moduli di tipo B (efficienza cella almeno 23,5%) e di tipo C (moduli bifacciali con eterogiunzione o tandem, efficienza almeno 24%), purché prodotti nell’UE.

    Le aziende affermano che l’esclusione di 25 dei 26 produttori europei dal registro ENEA potrebbe essere estesa anche al nuovo decreto Energia/Bollette, imponendo un sistema di spalm-incentivi che preveda 10 GW di impianti, vincolando l’uso di soli moduli tipo B e C e causando distorsioni di mercato, aumenti dei prezzi e difficoltà di reperimento.

    Secondo i firmatari, la normativa italiana contrasta con la proposta europea Accelerator Act, che privilegia tre componenti di origine europea e adotta un principio di neutralità tecnologica. In Italia, invece, sembra prevalere l’eterogiunzione senza criteri tecnici comuni e con moduli ammessi all’iperammortamento che, secondo i produttori, hanno efficienza inferiore rispetto agli altri moduli ENEA.

    Chiedono correttivi urgenti sull’iperammortamento vigente e sul dl Energia/Bollette per evitare distorsioni dannose sia ai consumatori sia all’industria europea che si propone di tutelare.