Il vento non costa voti: l’eolico al Sud e la politica locale
giovedì 14 maggio 2026
Un gruppo di ricercatori della Banca d’Italia ha analizzato 15 anni di dati su installazioni eoliche, autorizzazioni regionali e risultati elettorali nei comuni del Sud Italia. L’obiettivo era capire se l’effetto NIMBY (Not In My BackYard) si traduca in una penalizzazione elettorale per le giunte che autorizzano gli impianti. I risultati indicano che non c’è una penalizzazione statistica significativa.
Lo studio evidenzia che, nel sistema italiano, la regione è il livello di governo decisivo per l’autorizzazione di grandi progetti energetici; senza il consenso delle regioni l’iter non procede. Pur partecipando anche altri soggetti istituzionali, le regioni hanno un ruolo centrale nel processo di approvazione.
Dal punto di vista energetico, l’eolico italiano resta lontano dagli obiettivi 2030: nel 2025 la potenza installata era circa 13,6 GW, ben al di sotto dei 28,1 GW previsti dal PNIEC. Questo ritardo nella crescita rende il tema politico ancora rilevante, ma i voti non mostrano una punizione sistematica dopo l’approvazione delle turbine.
Il risultato principale è l’assenza di una penalizzazione elettorale forte per le coalizioni regionali uscenti. Per le destra l’effetto è negativo ma statisticamente non significativo. Per la sinistra, invece, l’installazione di almeno una turbina nel mandato precedente è associata a un incremento medio di circa 7,25 punti percentuali nel voto della coalizione uscente.
Questo effetto è interpretato come un rafforzamento positivo: gli elettori ambientalisti possono vedere l’impianto come una conferma della coerenza dell’amministrazione. Tuttavia l’aumento non è uniforme: è più debole nei comuni con turismo rilevante e più marcato per impianti piccoli (sotto 200 kW) rispetto a quelli grandi e visibili.
La reazione non è omogenea: i costi percepiti a livello locale, il paesaggio e la distribuzione dei benefici influenzano i comportamenti politici. L’opposizione esiste, ma non si traduce in un ostacolo elettorale generalizzato; serve una gestione più trasparente e una condivisione di benefici per favorire l’accettazione.
Se il costo politico non è la barriera principale, allora la lentezza delle procedure, la qualità dei progetti e la capacità amministrativa rimangono ostacoli concreti. Migliorare la partecipazione, offrire compensazioni, stimolare comunità energetiche e stabilire criteri localizzati potrebbe accelerare la transizione energetica.