• Il solare domestico trasforma l’energia pakistana e la sua sicurezza

    martedì 24 marzo 2026

    Il Pakistan sta vivacemente trasformando il proprio sistema energetico grazie al fotovoltaico installato principalmente sui tetti. Questa crescita ha già evitato oltre 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas, con potenzialità di circa altri 6,3 miliardi di dollari entro fine anno, riducendo così la vulnerabilità agli shock legati allo Stretto di Hormuz.

    Una rivoluzione che sfugge alle statistiche ufficiali, secondo Renewables First. Il solare distribuito sui tetti, non sempre conteggiato nei dati tradizionali, ha generato circa 19 TWh nel 2023-24, pari a un quinto dell’elettricità della rete. Le stime ufficiali si fermano a poco più di 6 GW di impianti, ignorando la quota diffusa che alimenta domesticamente aziende, agricoltori e nuclei domestici.

    La dipendenza energetica del Paese diminuisce: oltre il 40% dei fossili è importato, con un peso sull’economia pari a circa il 10,6% del PIL nel 2024. Il FV distribuito ha prodotto circa 19 TWh nel 2023-24, sostituendo circa 5 Mtoe di input fossili sui circa 26,5 Mtoe importati. Questo spinge anche a ridurre la domanda di GNL e a renegoziare contratti di importazione, grazie soprattutto all’aumento dell’efficienza del solare e ai costi molto bassi dei moduli.

    La crescita è guidata dai consumatori, non da una pianificazione centralizzata. I prezzi elevati dell’elettricità, l’affidabilità della rete e la discesa dei costi dei moduli hanno favorito l’installazione diffusa: tetti residenziali e impianti industriali. Tra 2017 e 2025 l’ Pakistan ha importato pannelli per circa 7,4 miliardi di dollari, con prezzi scesi da circa 0,25 a 0,10 dollari per watt, senza dazi significativi all’import e con credito agevolato all’inizio, poi spesso finanziati da famiglie e imprese.

    “Aggirare” Hormuz significa ridurre la domanda di combustibili importati e diminuire la vulnerabilità del sistema energetico. La maggiore energia locale sostiene misure come il razionamento dei carburanti e il lavoro a distanza. Le Fer elettriche, oltre a evitare dispersioni, convertono l’energia in lavoro utile fino al 90%, molto più dell’efficienza tipica dei motori a combustione, rendendo l’elettrificazione una leva chiave per la sicurezza energetica.

    L’elettrificazione è vista come risposta strutturale alle crisi. Il quadro globale mostra che la crescita del solare nel 2025 (circa 600 TWh) è paragonabile a ciò che lo Stretto di Hormuz potrebbe fornire, e i veicoli elettrici hanno già sostituito milioni di barili di petrolio a livello mondiale. Proposte come la “green golden rule” europea chiedono di escludere dalla definizione di deficit gli investimenti nella transizione, per accelerare infrastrutture e accumuli puliti. Anche se in Pakistan la trasformazione avviene in modo spontaneo, resta chiaro che l’energia rinnovabile riduce la vulnerabilità e crea asset duraturi.