• Il rialzo strutturale dei moduli FV e i rischi per i progetti

    lunedì 2 febbraio 2026

    Per anni i moduli fotovoltaici sono stati al centro della narrativa di una costante riduzione dei costi. Oggi la curva si è stabilizzata e i prezzi hanno registrato aumenti di circa il 20-30% rispetto ai livelli di fine-anno, con cambi di scenario che toccano sia i nuovi impianti sia quelli incentivati in sviluppo.

    La prima dinamica è legata all’argento, materia prima chiave per la metallizzazione delle celle. Il prezzo dell’argento è salito, aumentando direttamente i costi per watt. Anche se in molte tecnologie moderne si usano meno argento per watt, resta un elemento critico: quando il prezzo sale, i margini scendono e l’impatto sui costi è significativo in contesti di redditività ridotta.

    La seconda dinamica è la fine della guerra dei prezzi. Negli ultimi anni la sovrabbondanza globale, soprattutto in Asia, aveva spinto a vendite a margini bassissimi. Ora la produzione torna a margini industriali minimi sostenibili: i produttori non cercano più prezzi stracciati, e si prevedono rincari strutturali, con un’aggressiva riallocazione anche per i moduli cinesi nel 2026.

    La terza dinamica riguarda il riassetto della filiera globale, con la Cina al centro. A partire dal 1° aprile 2026, l’eliminazione dei rimborsi IVA all’export sui moduli riduce l’incentivo a vendere sotto costo e aumenta la disciplina della catena di fornitura, insieme a dazi e barriere commerciali. Questo sposta il “prezzo di equilibrio” verso livelli più alti e sostenibili per l’industria.

    L’impatto sui progetti è significativo. Per quelli in sviluppo, un aumento dei moduli tra l’aggiudicazione e la procurement può erodere i ricavi non ancora fissati: la differenza ricade sull’equity, riducendo i rendimenti e rendendo le banche più prudenti. La leva finanziaria diminuisce e servono più capitale proprio, con maggiore cautela nella fase di finanziamento.

    Anche il revamping del parco esistente diventa più costoso. Aggiornare moduli e componenti è economicamente sensibile quando i ricavi sono già fissati e i costi salgono. Possibili nuove rimodulazioni o spalmi di incentivi complicano ulteriormente la decisione di investire: si rischia di rallentare interventi necessari, pur di non compromettere la stabilità economica del sistema.

    In sostanza, non si tratta di una volatilità temporanea, ma di un riallineamento con la realtà industriale. I moduli costano di più perché riflettono una filiera più disciplinata e meno sovraconcentrata sul prezzo. Per chi ha offerte fissate, serve decisione rapida su come gestire i costi e la struttura di finanziamento: l’equity deve crescere e i rendimenti si attendono meno elevati, ma l’impegno resta cruciale per continuare a produrre energia a costi competitivi.