• Il piano sociale per il clima resta in attesa di una chiara definizione

    lunedì 29 giugno 2026

    È passato un anno dall’annuncio di Bruxelles, ma il Piano sociale per il clima non è stato formalmente presentato. Il cronoprogramma del Mase prevedeva tappe precise: bozza inviata ad agosto 2025, osservazioni UE a gennaio, poi versione finale da approvare e inviare nuovamente. L’approvazione definitiva doveva arrivare entro giugno 2026, ma ora persiste il silenzio e non c’è una data certa.

    Le associazioni ambientaliste chiedono trasparenza e coinvolgimento della società civile. WWF Italia, Forum disuguaglianze e diversità, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment, Mira network e Nuove rigenerazioni hanno lamentato contatti poco chiari e tempi non rispettati, chiedendo aggiornamenti pubblici sullo stato di avanzamento.

    Secondo Asvis, il rapporto Scenari per l’Italia propone che il piano sia operativo nella seconda metà del 2026, coerentemente con l’utilizzo del Fondo sociale per il clima. Il piano è legato all’estensione del sistema ETS2 ai settori edifici e trasporti, il che potrebbe ridurre la povertà energetica se ben attuato. Tuttavia servono priorità chiare e risorse adeguate per evitare costi sociali e occupazionali.

    Il Piano mobilita 9,3 miliardi di euro in quattro assi: 3,2 miliardi per la riqualificazione energetica di edifici pubblici e di microimprese in classi energetiche basse; 1,375 miliardo per ampliare il bonus sociale gas plus; 3,105 miliardi per servizi di mobilità pubblica e hub di prossimità nelle aree svantaggiate; 1,74 miliardo per “Il mio conto mobilità” con portafogli digitali per il trasporto pubblico.

    La legge di bilancio definisce come usare queste risorse: interventi contro il disagio abitativo, piano casa Italia, mobilità sostenibile e misure contro la povertà energetica, con riferimenti a norme esistenti.

    Le associazioni avvertono del rischio che i fondi possano essere utilizzati per spese ordinarie o per sostituire risorse di politica sociale, compromettendo il principio di addizionalità. Sottolineano che i fondi devono supportare ETS2 e proteggere le famiglie vulnerabili, promuovendo efficienza energetica, rinnovabili e mobilità sostenibile, con interventi strutturali per ridurre la povertà energetica e la dipendenza dai fossili. Il Piano è un’occasione chiave per unire azioni climatiche e giustizia sociale; non deve essere costruito nel silenzio né subire ulteriori ritardi.