• Il passaporto delle batterie: l’Europa traccia l’intera filiera

    martedì 1 settembre 2026

    L’Unione europea ha introdotto regole ambientali avanzate nel regolamento UE 2023/1542 sulle batterie. Per batterie per veicoli elettrici oltre 2 kWh, il mercato UE richiede una dichiarazione online dell’impronta di carbonio lungo tutto il ciclo di vita: dalla miniera al riciclo. Sono dati, metodi e verifiche stabiliti dall’Unione per dimostrare la conformità e prevenire frodi.

    Questo è l’Effetto Bruxelles: il mercato europeo, grande e appetibile, spinge aziende e Paesi a seguire i suoi standard. L’UE ha già ispirato sistemi globali in campi come le quote di emissione, REACH e GDPR, e ora il modello per le batterie viene studiato o adottato da Asia, Canada e persino gli Stati Uniti.

    Ma la realtà produttiva è complessa. L’80% delle fasi delle batterie avviene fuori dall’UE, dove si estrae, si lavora e si producono i componenti. In questo contesto, misurare l’impronta secondo una media nazionale non corrisponde sempre alla realtà locale. Il calcolo dell’energia utilizzata dipende dal mix: carbone vs rinnovabili, e la norma oggi premia solo impianti collegati a rinnovabili.

    I critici evidenziano limiti, tra cui una certa ‘colonialità’ regolatoria: i paesi produttori spesso hanno dati fragili o diversi, e sono sollecitati a contribuire a banche dati e metodi. Sarebbe utile coinvolgerli di più, definire regole di conversione chiare e rendere i dati comparabili, così il sistema è più accurato e legittimo a livello globale.

    In ogni caso, il regolamento sulle batterie è un laboratorio per future regole ambientali, anche in settori come tessile ed elettronica. La credibilità dell’Europa dipende da una verifica che rifletta realisticamente le condizioni di produzione in tutto il mondo, non solo nei paesi ad alto reddito.