• Idroelettrico e clima: nuove strade tra Regioni e Europa

    martedì 27 ottobre 2026

    Le Regioni chiedono clausole climatiche nelle concessioni idroelettriche per considerare bacini e impianti come infrastrutture multifunzionali, capaci di rispondere a esigenze energetiche, ambientali e sociali. In una riunione del 26 ottobre, il ministro Pichetto Fratin e rappresentanti di Enel, Magis Energia ed Elettricità Futura hanno discusso di coordinamento tecnico stabile, procedure rapide per l’ammodernamento e una quota dei canoni destinata alla sicurezza idrica. Rosanna Laconi (Sardegna) invita a superare l’emergenza: servono governance integrata, dati condivisi e investimenti che valorizzino le infrastrutture esistenti. L’obiettivo è un idroelettrico più efficiente e capace di convivere con i diversi usi dell’acqua, nel rispetto dei vincoli ambientali.

    Trento analizza l’esempio francese: dopo contenziosi con Bruxelles, la Francia mantiene lo Stato proprietario, ma consente agli operatori di proseguire la gestione. Il nuovo modello autorizzativo prevede l’accesso al mercato di una quota della produzione del principale operatore (EDF) senza cambiare il controllo. Esistono anche commissioni locali dell’acqua che coinvolgono ambientalisti, pescatori e agricoltori per conciliare produzione energetica e bisogni territoriali.

    Abruzzo propone una via alternativa per due impianti: l’avviso pubblico, pubblicato il 21 ottobre 2026, valuta un prevalente interesse pubblico per destinare acque a usi diversi. Osservazioni entro il 5 novembre 2026. Impianti interessati: S. Angelo (Acea Produzione) e Pratofranco-Canistro (Burgo Group).

    Governo-Europa e critiche. Il Governo sta negoziando con Bruxelles; l’idea di ‘idro release’ rientra nella ‘quarta via’ per sbloccare le concessioni, valutando la flessibilità della clausola di salvaguardia nazionale per finanziare investimenti (pulizia dei sedimenti). Europeisti.eu critica l’uso dei soldi pubblici per tutelare concessionari; Falasca sostiene che gli investimenti dovrebbero essere a carico degli operatori, non del contribuente, perché l’acqua è bene pubblico e le gare restano necessarie.