Iaa UE: tra promesse di protezione e rischi di inefficacia
mercoledì 18 marzo 2026
L’Industrial Accelerator Act (Iaa) dell’Unione europea cerca di proteggere la manifattura comunitaria intervenendo in settori chiave come l’alta intensità energetica (acciaio, cemento, alluminio), l’automotive e le tecnologie pulite. L’obiettivo è ambizioso, ma le condizioni per realizzarlo efficacemente restano dubbi e costi da valutare.
Dal 2029 verranno introdotte quote minime di prodotti a basse emissioni e di origine europea nei settori strategici. Le soglie includono 25% di alluminio a basse emissioni, 5% per il cemento e un contenuto minimo a basse emissioni del 25% per l’acciaio. Per il fotovoltaico, inverter e celle solari impiegati in progetti pubblici o tramite appalti dovranno essere di origine europea entro tre anni dall’entrata in vigore. Nel trasporto stradale si privilegiano auto elettriche completamente assemblate nell’UE, con almeno tre componenti della batteria e il 70% di componenti extra-batteria prodotti all’interno dei confini europei. Il concetto di Made in Europe si estende anche ai Paesi terzi che garantiscono reciproca accessibilità agli appalti pubblici, e la proprietà straniera nei settori strategici è limitata al 49%.
Secondo Wood Mackenzie, l’Iaa rappresenta l’intervento più completo finora per invertire due decenni di declino manifatturiero, ma rischia di non essere sufficiente per far crescere la quota della produzione europea fino al 20% del PIL dell’UE entro il 2035, né di garantire la forza vincolante necessaria.
Una criticità chiave è la definizione di “Made in Eu”: si estende a qualsiasi Paese con un accordo di libero scambio con l’UE (oltre 40 accordi con più di 70 partner). Questo rende possibile la protezione contro la Cina ma lascia esposizioni significative ad altre importazioni, rendendo molti contenuti locali obbligatori solo in modo volontario. Inoltre, i tempi di attuazione di tre anni rischiano di far costruire capacità obsolete in settori rapidi come celle solari e batterie.
Per il fotovoltaico, un ritardo di tre anni potrebbe far arretrare l’Europa di un ciclo tecnologico rispetto alla Cina; nel vento le norme di cybersecurity creano ostacoli per i produttori cinesi. Per le batterie, l’obbligo di assemblaggio/celle nell’UE e il ritardo sui materiali attivi del catodo insieme al limite del 49% di proprietà straniera possono scoraggiare investimenti essenziali.
Non mancano aspetti positivi: se attuato bene, il quadro potrebbe accelerare i tempi di realizzazione dei progetti e porre ostacoli legittimi ai fornitori ad alto rischio nel settore critico, oltre a garantire una domanda stabile tramite gli appalti.
Tuttavia, l’Iaa non affronta i motivi principali della scarsa competitività europea: prezzi dell’energia, frammentazione del mercato dei capitali e disponibilità di materie prime. Analisti ed think tank evidenziano altre criticità: definizioni di decarbonizzazione poco chiare, mancato sistema obbligatorio di etichettatura per le emissioni del prodotto, e rischi ambientali relativi a valutazioni ambientali accelerate e possible rinunce a tutele di natura e biodiversità.
Organismi come ECCO, EEB e InfluenceMap sottolineano che l’assenza di criteri vincolanti per la decarbonizzazione potrebbe permettere soluzioni fossili o transitorie, spostando l’attenzione dalla lotta al cambiamento climatico e indebolendo l’impegno ambientale complessivo dell’atto.