Gli extraprofitti petroliferi: chi decide e cosa cambia
martedì 25 agosto 2026
La Commissione europea ribadisce che la tassazione degli extraprofitti è una competenza nazionale, lasciata agli Stati membri. Sei Paesi (Italia, Austria, Polonia, Spagna, Portogallo e Germania) hanno chiesto alla Presidenza di turno di valutare questa opzione in vista dell’Ecofin di fine settembre. Bruxelles aggiunge che può fornire linee guida generali e controllare la conformità delle scelte al diritto comunitario, ma non imporre un modello unico.
Dal fronte politico, Elly Schlein sostiene una tassazione nazionale rapida degli extraprofitti, anche se non cita esplicitamente le aziende interessate. Transport & Environment preferirebbe invece un regime comune europeo per avere effetti reali sul mercato. Alcuni esponenti della maggioranza chiedono misure immediate; Tajani propone un canale di dialogo diretto ma meno impattante con le aziende, mentre Salvini è favorevole a un contributo extra da banche e comparto petrolifero.
L’incertezza di mercato deriva anche dalla mancanza di una linea europea chiara: gli analisti di Equita indicano che senza una direzione comune il rischio di interventi nazionali resta alto. Il governo prepara interventi mirati sul costo alla pompa, in vista del Consiglio dei ministri imminente e della proroga delle misure tampone.
Greenpeace Italia propone una petizione con tre richieste: far pagare alle industrie fossili i costi della crisi climatica destinando le risorse a protezione e transizione, pianificare l’uscita dal gas fossile entro il 2035 e accelerare la transizione energetica investendo in rinnovabili, efficienza e sistemi sostenibili, accessibili e indipendenti dai combustibili fossili.
Sul piano economico, la guerra nello stretto di Hormuz ha alzato i costi energetici. Secondo CNA, tra marzo e agosto l’esborso complessivo è salito di circa 11,8 miliardi di euro per carburanti, elettricità e gas: 5,8 miliardi per benzina e diesel, 3,8 miliardi per le bollette elettriche e 2,2 miliardi per il gas. Il ministro Pichetto Fratin invita però alla calma, ricordando i progressi del Pniec: rinnovabili, gas naturale e nuove capacità di generazione, tra cui fotovoltaico, eolico, geotermia e nucleare, oltre a sbloccare 20-22 GW di progetti e perseguire un totale di circa 60 GW.