• Gas in bilico tra scenari e transizione

    giovedì 22 ottobre 2026

    Scenari sotto accusa. Livio de Santoli, di Arera, invita l’autorità a collaborare con università e centri di ricerca per costruire gli scenari, non solo a valutarli. Anche l’ex ad Enel Francesco Starace critica le previsioni Terna-Snam e ritiene che l’Italia non abbia imparato la lezione della crisi energetica. La BEI esorta a non finanziare nuovi progetti di gas fossile. Le previsioni indicano ancora una domanda significativa: 63,4 miliardi di metri cubi nel 2025; 60,2 bcm nel 2030; 54,7 bcm (Energy Integration) o 38 bcm (Power Development) nel 2040, con riduzione del gas termoelettrico da circa 127 a 82 TWh nel 2030 e flessibilità affidata a importazioni e stoccaggi.

    Investimenti e rischi. Starace sottolinea che è impossibile capire da dove venga la domanda di gas e critica gli incentivi ai rendimenti regolati delle reti gas: se le regole cambiano, la responsabilità è politica. Jan Rosenow avverte che i costi fissi della rete potrebbero ricadere sui pochi utenti in caso di ridotta domanda, generando rincari e discontinuità. La Bei ricorda che non si finanziano più nuove infrastrutture gas e termoeletiche fossili.

    Italia non ha fatto i compiti. Starace dice che dopo la crisi del 2022 l’Italia doveva accelerare le rinnovabili, puntando a circa 10 GW all’anno per 4-5 anni. Le misure fiscali di emergenza non risolvono il problema. De Santoli richiama lo squilibrio tra fiscalità sull’elettricità e sul gas: alleggerire la tassazione sull’elettricità aiuterebbe l’elettrificazione. Serve anche una maggiore flessibilità della domanda.

    Scetticismo sul nucleare. Starace è scettico sul ritorno del nucleare entro il 2034-2035 e sui costi proposti (circa 5.000 €/kW). De Santoli mette in guardia: con alta quota di rinnovabili, introdurre nucleare potrebbe limitare la crescita delle Fer e creare vincoli; la strada potrebbe essere l’accumulo energetico e la flessibilità, non l’aggravio di vincoli con il nucleare.