Gas e rinnovabili: una guida per l’energia italiana
mercoledì 4 marzo 2026
In un contesto di tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati, il governo monitora senza attuare misure immediate. A medio termine le rinnovabili devono crescere per prezzo e sicurezza, ma il gas resterà centrale per ancora diversi decenni; in seguito, accanto alle rinnovabili, si punta a idrogeno e nuovo nucleare.
Sul gas non c'è emergenza di disponibilità: stoccaggi intorno al 47-50%, importazioni dal Qatar circa 5-6 miliardi di metri cubi all'anno, forniture di marzo-aprile in gran parte arrivate. L'incertezza riguarda i prezzi, influenzati dalla crisi nello stretto di Hormuz e della domanda/offerta europea (TTF).
Il governo monitora. A Palazzo Chigi riunione di scenario con premier, ministra Esteri, Difesa e vertici di Eni e Snam, ma niente decisioni operative. Il Comitato gas non è stato convocato; Acquirente unico ha avviato la prima riunione. Un'opzione in valutazione è vendere circa 2 miliardi di metri cubi dalle scorte; al momento nessuna misura emergenziale per le imprese energivore.
Carbone e riserva fredda: confermato che centrali di Civitavecchia e Brindisi possano restare in riserva fredda, pronte all’uso ma preferibilmente non necessarie. Deciderà chi le gestisce, Enel o un bando, con decreto pronto solo quando costi siano chiari. Le concessioni dell’elettricità scadono nel 2030; il decreto di proroga della legge di bilancio 2025 non ha tempistiche definite.
La strategia energetica resta quella delle rinnovabili, ma con gas centrale per decenni. L’Italia produce poco oltre all’idroelettrico e importa molto; la domanda di elettricità crescerà con industria, digitale e dati. Oggi consumo intorno a 310-315 TWh/anno, produzione domestica circa 260 TWh; in 15 anni si potrebbe arrivare fino a 500 TWh. L’idrogeno è una frontiera, mentre il nuovo nucleare è considerato come possibile contributo futuro, da esplorare con pragmatismo.